Corsica in moto: il nostro racconto di viaggio

Carlo Portioli, esperto di moto e cultura custom, ci parla del suo viaggio in Corsica.

Carlo Portioli

Carlo Portioli Esperto moto e cultura custom Due ruote sempre in testa

Finalmente arrivano i giorni cruciali dell’anno, quelli in cui si decide il giro in moto delle vacanze estive.

Ecco allora alcuni buoni motivi per andare in Corsica in moto.

I consigli sono frutto di quattro giorni appena conclusi in giro nella parte Nord. 7 amici, 7 moto, 7 cervelli in fuga da se stessi. Attenzione: i consigli lì trovate sparpagliati nel racconto, tra lunghi intermezzi poco seri.

GEOGRAFIA

La Corsica confina: a nord, a sud, a est e a ovest con il mare. Ai più è sembrata una buona ragione per decidere di chiamarla “Isola”. Essendo oltretutto un’isola del Mediterraneo, già a fine giugno fa un caldo importante. In agosto vi sembrerà di stare seduti nel tavolino accanto al forno dell’unica pizzeria di Furnace Creek, Death Valley. Viaggiate con materiale tecnico, ma molto leggero. Per esempio, evitate la (mia) seguente combinazione: casco integrale+pantaloni antiscivolo in kevlar+giubbotto di pelle con protezioni+scarpe/stivali da moto. A meno che non vi piaccia l’ebbrezza di sentirvi svenire.

STORIA

La Corsica è una Sardegna a cui è stata evitata la sciagura degli anni ’80 in salsa italiana. Per questo è molto più selvaggia, senza zone super-costruite in stile Milano 2, senza “Vita Smeralda”, senza vecchi iper-abbronzati nostalgici di Jerry Calà e gente-fuffa che pensa ancora a come si stava bene quando Lele Mora e BelloBriatore erano i maitre-à-penser di Olbia e dintorni. Nonostante questo, la parte nord della Corsica è una zona con prezzi da far sembrare Porto Cervo l’Eurospin delle vacanze. Dormire è ancora accettabile, ma mangiare e bere hanno prezzi paragonabili solo al caldo. 2,5 Euro una bottiglietta d’acqua fa venir voglia di testare sul proprio fisico gli effetti prolungati della disidratazione.

PERCORSI

“Il Dito” a nord è molto bello, ma non immaginatevi di fare tanti chilometri al giorno sulle strade panoramiche, perché la velocità media oraria è bassa. Una natura libera e brusca colpisce tutti i sensi del viaggiatore: montagne ricche di vegetazione si tuffano in un mare turchese. Il profumo di macchia mediterranea è una frustata: entra dalle narici e arriva dritto al cuore.

Mentre guidiamo i falchi fanno bassi cerchi sopra le nostre teste. È una natura ricca che abbraccia, accoglie. Si viaggia tra curve secche, ritmiche, strette a strapiombo, scavate una via l’altra sulla roccia e nella roccia. Là sotto scorrono calette con spiagge deserte, la voglia di saltare fuori dai vestiti sudati da moto e tuffarsi è tanta. Ma siamo qui per cercare strade su cui viaggiare…

La parte più spettacolare del nostro giro l’abbiamo incontrata sulla costa ovest, attraverso le Calanques de Piana, sotto Calvi (si dice Calvì con l’accento sulla ì). Un tratto di strada che corre alto in costa, tra enormi pinnacoli di granito rosso a picco nel mare. Un spettacolo dai colori vivi, il rosso, il verde e il turchese, con le venature bianche delle spiagge là, in basso. Un piccolo Bryce Canyon con il mare.

Se invece avete voglia di passare dai profumi e panorami mediterranei a quelli alpini, la strada che fa per voi è quella che passa nel parc Naturel Regional de Corse. Di colpo ci si trova circondati da pinete, si sente profumo di bosco e funghi. Qui le curve sono meno secche, l’asfalto migliore, l’aria più pungente e il cielo più intenso. Siete in montagna: ed è un gran bel viaggiare.

STRADE E VIABILITÀ

È evidente che ai corsi sia stato tenuto nascosto il concetto di “cavalcavia”. Cosa si fa quando si deve andare da A a B su una costa frastagliata? Ce lo insegnano i liguri: si fanno due piloni, uno in prossimità di A, l’altro di B e ci si tira sopra una strada dritta. Invece loro no, loro fanno solo strade che corrono in costa, seguendo tutto il profilo. “È frastagliato? Vorrà dire che faremo tantissime curve!” Insegnano alla scuola di ingegneria civile di Bastia. E così sia… Qui si viaggia come faceva Tomba tra i paletti: pum-pum-pum, una curva dopo l’altra. Ci vuole ritmo più che velocità nello slalom. Tenetene conto quando organizzate le tappe.

Altra prerogativa corsa: nessun guardrail eccetto dei murettini a secco alti 15cm che sembrano messi lì per fare da trampolino. Diciamo che se vi viene voglia di correre è perchè siete inseguiti dai creditori e avete in mente di applicare la soluzione del Conte Mascetti: contrarre debiti a volontà per poi farla finita prima di pagarli. Se invece ci tenete alla pelle, state certi che andrete piano.

Il tratto de Les Calanques de Piana è imperdibile, ma fate attenzione all’asfalto. A volte è liso e rabberciato: andateci ben gommati in Corsica.

Nota positiva: i corsi, ma in generale i francesi hanno un gran rispetto per i motociclisti. Dopo poco che siete dietro accostano e fanno passare. Punto di attenzione: guidano un po’ in mezzo. Anche i pullman, specialmente i pullman. Forse è richiesto dalla motorizzazione francese all’esame della patente C.

Altro punto di attenzione: la Serravalle fa schifo. Cosa c’entra con la Corsica direte voi? Niente, ma è la strada più veloce per arrivare a Genova da Milano, in settimana è strapiena di camion e ci ha regalato anche l’esperienza di un pneumatico di camion che ti esplode accanto. Botto secco e pezzi che volano tutt’intorno: il famoso spettacolo pirotecnico autoarticolato della Serravalle. Come il Cirque du Soleil, ma con pezzi di gomma al posto dei trapezzisti. Al ritorno abbiamo fatto il passo dei Giovi dalla statale: mille volte consigliato.

NIGHTLIFE

Allora, non so che dire perchè noi siamo dei vecchi fricchettoni che amano stare seduti in cerchio in spiaggia con le birre. Ma alcune cose le ho capite, tipo:

– il gin tonic costa 11 Euro: se siete alcolisti portatevi le monete.

– A Porticcio ci sono tanti bei locali, ma se volete mangiare, prenotate.

AVVISO AI LETTORI: i tre punti successivi non saranno di alcuna utilità a meno che non siate Batmanino, ovvero un supereroe del caos che ha cominciato la giornata di venerdì scorso dimenticandosi dell’appuntamento con due ufficiali della Marina Militare Indiana che, nel frattempo, lo attendevano pazientemente seduti nel suo ufficio.

Ecco i tre punti, il cui contenuto è, diciamo, frutto della fantasia dell’autore.

– Se volete mantenere al loro posto leve e pedane della moto, non guidate dopo aver bevuto una quantità tale di gin tonic che la barista ha smesso di farveli pagare.

– Se comunque, assistiti dal vostro spirito guida e da un certo talento contorsionistico, riuscite ad arrivare in albergo senza una leva e una pedana, è vivamente sconsigliato parcheggiate la moto nella lavanderia. I corsi tendono a innervosirsi se non possono uscire con la biancheria per rifare le camere

– Quando rientrate in camera la notte fonda, in stato confusionale e con gli abiti per qualche ragione intrisi di benzina, ricordatevi che quello che avete in mano, per quanto vi possa sembrare un pallone da rinviare lungo, è più facile che sia il vostro casco.

Insomma, la Corsica è un’ottima meta per un giro in moto. Meno costruita e più selvaggia della Sardegna costiera, con paesaggi spettacolari sia da vivere che da guidare, da fare con calma e con qualche soldo in tasca. In sintesi: andateci! Ma se vorrete andare altrove… Andate altrove!  Perchè l’importante ora è andare, che a farci star fermi, un giorno, ci penserà il tempo.

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