Cinema e motociclette – Tappa 1: Peter Fonda e Easy Rider

Nessun film è importante per la cultura biker come Easy Rider, ma sono tanti gli intrecci tra cinema e motociclette

Carlo Portioli

Carlo Portioli Esperto moto e cultura custom Due ruote sempre in testa

E alla fine anche quel momento è arrivato, quello in cui Peter Fonda se ne va. Wyatt è saltato per l’ultima volta sulla Capitan America, ha dato un calcio al kickstart del suo panhead e se ne è andato verso il tramonto, senza più voltarsi.

Figlio del grande attore Henry Fonda e fratello di Jane, Peter Fonda è stato un’icona del mondo biker. Per Peter Fonda la parola “icona” è stata usata così tanto da finire masticata e digerita, da svuotarsi di significato. Eppure mai come questa volta è perfetta per identificare il ruolo che lui e il suo chopper rigido hanno avuto per il mondo biker. Segno e significato. Etica ed estetica. Valori e stile. Insomma, forma e sostanza.

Nessun film è importante per la cultura biker come Easy Rider, ma sono tanti gli intrecci tra cinema e motociclette. Inizieremo da qui un lungo viaggio alla scoperta delle moto più famose del cinema. Una storia lunga più di un secolo, piena di moto bellissime protagoniste di film a volte splendidi, a volte meno. Ma cominciamo la prima tappa del viaggio da questo strano film del 1969, che con la sua comparsa cambiò tutto.

Il cinema arrivò a Easy Rider dopo il ventennio dei biker movies ’50-’60, che erano sostanzialmente figli e figliastri de Il Selvaggio, prodotti di bassa qualità per gente con scarse pretese dal punto di vista cinematografico, il 1969 portò invece nelle sale Easy Rider… e niente nel mondo del cinema hollywoodiano fu più come prima.

La genesi del più famoso film motociclistico (per quanto non sia un puro biker movie) fu lunga e complicata, ma proprio il suo successo finì per cambiare le regole del mercato cinematografico. La pellicola, fortemente voluta da Peter Fonda, ebbe una genesi finanziariamente faticosa e un montaggio problematico, ma quando uscì nel 1969 per la prima volta sovvertì le regole del business cinematografico: fino a quel momento la produzione dei film di successo era decisa dai boss degli Studios che stabilivano le trame e il budget, dopodichè mettevano insieme la squadra di attori e ed il regista, che erano sostanzialmente dipendenti al servizio della casa di produzione.

Easy Rider fu il primo film di successo “indipendente” in cui non erano gli Studios a decidere, ma il produttore/regista. Fu l’inizio di una valanga che cambiò le logiche, portando alla ribalta un gruppo di talentuosissimi registi capitanati da Francis Ford Coppola e di attori come De Niro e Al Pacino, che si misero a guidare le danze trasformando gli Studios in semplici finanziatori dei loro progetti, riducendone di molto il potere decisionale.

easy rider

Tutto questo grazie al road movie per eccellenza in cui Peter Fonda è alla guida del “Captain America”, un chopper Harley-Davidson panhead con telaio rigido e bandiera americana sul serbatoio, in compagnia di Dennis Hopper (anche regista del film) a cavallo del bobber “Billy Bike” rosso candy con flames gialle sul serbatoio, per le strade di un America non ancora pronta ad accogliere gente veramente libera. Due motociclette che sono diventate due icone pop del ‘900, costruite dal talentuoso builder Ben Hardy, costruttore afro-americano di Los Angeles a cui non fu mai riconosciuto pienamente il merito per queste sue opere.

Questa è la storia di un film che cambiò la Storia del Cinema e della cultura biker. Che fotografò e rese immortale lo spirito di libertà che la cultura hippie travasò nel mondo biker in quel periodo e in quel luogo magico che furono gli Stati Uniti degli anni ’60. Una sorta di Firenze rinascimentale delle controculture che ancora oggi popolano i sogni inquieti di tutti i motociclisti di mezz’età, gente che si sente più a proprio agio con parole come “libertà” che parole come “selfie”.

Per questo guardare Peter-Wyatt andare via per non tornare più è una stretta al cuore, è il doloroso commiato verso una generazione che inizia ad andarsene, ma che ci lascia in eredità il valore impagabile dei loro sogni fatti di pace, amore e libertà, oltre che di motociclette meravigliose e pericolose, come in fondo deve essere ogni vita degnamente vissuta.

Seguite #ridechoppersorfuckoff … per fare finalmente un uso di Instagram ‘motociclaticamente’ consapevole, che vada oltre lo tsunami di nulla fatto di influencer e food blogger.

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