Cinema e motori: Steve McQueen e quel salto con la Triumph T6 Trophy

Un film mitico che tutti gli appassionati di moto ricordano: "La Grande Fuga" del 1963

Carlo Portioli Esperto moto e cultura custom

In mezzo all’orgia di b movies per teenagers a tema motociclistico degli anni ’60, c’è un film che si distingue per la sua diversa collocazione temporale (II Guerra Mondiale), per la qualità della pellicola e per una delle scene motociclistiche più iconiche della storia del cinema: “La Grande Fuga” del 1963, con Steve McQueen.

Questo ottimo film di guerra si conclude con il famosissimo salto del filo spinato in moto. La scena viene girata con una Triumph T6 Trophy del 1961 modificata in modo da sembrare una BMW R75s, moto in dotazione all’esercito tedesco durante la guerra. Steve McQueen era un pilota endurista esperto e preparato, in grado di effettuare il salto, ma per sicurezza la produzione assegnò il compito a Bud Ekins, pilota e membro dello stesso team corse di McQueen.

Poco importa chi abbia fatto nella realtà quel salto: vedere Steve McQueen in sella rende subito chiaro quanto fosse grande il suo talento per le motociclette e quanto guidare fosse per lui una forma di espressione, attraverso quella sensazione di fusione corpo/mezzo che solo i veri piloti trasmettono. Steve McQueen, detto “The King Of Cool” era un pilota prestato al cinema.

La sua biografia di attore si intreccia in modo profondo con la sua storia motoristica. Oltre a “La Grande Fuga”, girò film come il poliziesco “Bullit” (1968) diventato famoso per l’inseguimento a bordo di una Ford Mustang GT dello stesso anno. Investì ingenti somme di tasca propria per produrre nel 1971 il travagliato film/documentario “La 24 Ore di Le Mans”. Flop commerciale all’epoca, oggi è considerato una testimonianza unica dell’epoca d’oro delle gare di endurance. Film pionieristico anche per le tecniche di ripresa in un’epoca in cui le cineprese non erano miniaturizzate.

Tra poche settimane (metà novembre) uscirà “Le Mans ’66 – La Grande Sfida” con Matt Damon e Christian Bale, un film da considerare a tutti gli effetti eredità di quelle visioni e passioni che animavano lo spirito inquieto di Steve McQueen.

Muore nel 1980 a causa di un mesotelioma, tumore ai polmoni dovuto probabilmente all’amianto contenuto nelle tute dei piloti dell’epoca. Non serve aggiungere altro per capire quanto Steve McQueen, uno degli attori più influenti della sua generazione, sia stato fondamentale come ambasciatore dei motori e delle due ruote, per contribuire a quel mito che ancora oggi alimentata i sogni di tante persone e li aiuta a vivere meglio.

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