Cinema e Motori: Bluto Blutarski e quello Sportster XL su per le scale

Carlo Portioli

Carlo Portioli Esperto moto e cultura custom Due ruote sempre in testa

Il 1978 fu l’anno della consacrazione di John Belushi. Si fa fatica a percepire oggi la fama che allora circondava il suo talento. Nel 1978 era il personaggio di punta della trasmissione televisiva più famosa d’America, il Saturday Night Live dove si esibiva dal vivo in gag esilaranti e completamente fuori di testa insieme a un gruppo di giovani e fenomenali comici. Ma nel 1978 John era anche Jake, che insieme al fratello Elwood Blues formavano quella incredibile macchina pulsante da Rythm ‘n’ Blues che erano i Blues Brothers. È della notte di capodanno 1978 la registrazione del folgorante concerto diventato l’album “Briefcase Full of Blues”, #1 posto nella Top 100 di Billboard e doppio disco di platino.

Un miracolo per un disco live e per di più blues, genere musicale caduto in disgrazia in quegli anni e riportato in classifica dai due fratelli Blues, personaggi inventati da due attori fenomenali e cantanti improvvisati (John Belushi e Dan Aykroyd), suonato insieme ad alcuni tra i migliori musicisti americani di quegli anni.

Oltre a tutto questo Belushi trovò il tempo nel 1978 di uscire nelle sale con “Animal House” di John Landis, College Movie di poche pretese che divenne immediatamente la commedia dell’anno, grazie alla trama genial/demenziale e alle perle di Bluto Blutarski, personaggio minore reso indimenticabile dal grande comico. È un film che regala una delle migliori performance di John Belushi ma anche una splendida perla motociclistica: Daniel Simpson “D-Day” Day, membro del gruppo Delta, che guida uno Sportster XL bobberizzato e senza parafango anteriore, su per una scala ripida durante una vivace festicciola. Impresa motociclistica che si conclude con un indimenticabile assolo “di gozzo”.

Se il finale del film ci racconta di un improbabile futuro radioso per il “Senatore Blutarski” e signora, D-Day risulterà “irrintracciabile”, come è giusto che sia per l’unico personaggio del film più estremo di Belushi. Un cameo per una moto poco customizzata ma che fa della semplicità e leggerezza il suo tratto stilistico migliore.

Un mezzo che, visto con gli occhi di oggi, porta con gran classe quei segni del tempo che la rendono ancora più affascinante. Anche per questo va ringraziato John Belushi, il cui genio è paragonabile solo a quello dei fratelli Marx. E se non siete d’accordo… tornate a ridere per le battute del Bagaglino

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