BMW NineT Urban G/S: la moto universale. La prova su strada

Carlo Portioli, esperto di moto per Virgilio Motori, sale in sella alla BMW NineT Urban G/S

Carlo Portioli

Carlo Portioli Esperto moto e cultura custom Due ruote sempre in testa

L’inverno, ormai assediato dai bocciòli in fiore, ancora non vuole arrendersi ma nonostante la sua resistenza, la voglia di saltare in moto e non scendere più ha già raggiunto il livello critico.

Quale modo migliore per scaldarsi di un test-ride con una delle più belle e desiderate moto della collezione Primavera-Estate 2019 dell’atelier dell’Elica? BMW Motorrad mette a disposizione la NineT Urban G/S, io metto a disposizione le mie natiche da appoggiarci sopra: ci sono tutti gli elementi per il cocktail perfetto, basta metterli insieme.

La Urban G/S ha nel nome una contraddizione: come si concilia il concetto di “urban” con la sigla G/S? Gelände/Straße (più o meno fuoristrada/strada), è storicamente sinonimo di terreni sconnessi e lunghi viaggi. Quanto di più lontano dalla filosofia e dalle esigenze di una guida cittadina.

Per chiarirmi le idee non resta che testare il mezzo sul più massacrante dei circuiti cittadini del nostro paese: la trafficatissima Milano, direttrice est-ovest, ora di punta, casa-lavoro-casa. Praticamente il Nurburgring del traffico congestionato.

La Urban G/S può essere il fedele Ronzinante di quei Don Chisciotte che vivono gran parte delle proprie avventure motociclistiche sulle strade delle grandi città?I mototuristi sono i primi detentori dello spirito targato BMW Motorrad, ma la categoria del motociclista urbano è ampia, conta tanto nel mercato e merita rispetto e attenzione.

Pensate che sia semplice? Non è così. Il quotidiano viaggio per andare al lavoro in moto in città è un’avventura estrema, faticosa, eccitante e talvolta dolorosa. Una corsa a perdifiato tra giganti a sei e più ruote ciechi e pericolosi, che menano lenti fendenti nell’aria come Golem impazziti. Insetti scoppiettanti a due ruote si fiondano in ogni spazio anche solo vagamente accessibile, spinti dal primordiale “istinto del tetris”. Code perpetue di scatoloni a quattro ruote portano in giro facce stanche, illuminate dal blu dei telefoni, intente a fare tutto tranne che quello che dovrebbero: guidare. Brigate di ciclisti-estremisti si lanciano negli incroci mossi dalla guerra santa all’inquinamento, con lo stesso spirito critico di chi pensa di avere Dio dalla propria parte e il senso di autoconservazione di una gita al lago di kamikaze.

E poi le buche inattese e profonde come quelle di Acchiappalatalpa, lavori in corso che producono inaspettati e gorgheggianti ammassi nebulosi, zone improvvise a traffico limitato, riservato, dedicato, prenotato, agitato ma non shakerato. Attenzione sempre al massimo, vista a 360 gradi e occhi che friggono saltando a destra, a sinistra e ancora a destra senza tregua. Movimenti impercettibili di manubrio conducono la danza dell’equilibrismo tra gli specchietti. Una battaglia per eroi valorosi, una prova ai limiti dell’umano con i suoi caduti quotidiani.

Come si comporta la Urban G/S su questi tracciati? In modo eccellente. È solida, ha motore, ha freni (i due dischi anteriori da 320mm e le pinze a 4 pistoncini Brembo riuscirebbero a fermare tutto, anche me quando voglio subito una birra). È agile anche se il boxerone da 1.170cc ad aria è una presenza che si fa sentire in termini di baricentro e di larghezza. Da ferma i vettori delle forze orizzontali si percepiscono: dando gas lei scodinzola, scossa dal brivido tipico del boxer, ma in marcia la sensazione scompare o poco meno.

La ciclistica è il vero punto di forza della sua “urbanità”: è così precisa e avanzata da assorbire le tradizionali peculiarità di un motore importante. Si muove agile e anche nei tratti extra urbani è godibile, stabile, piantata sulle sue ruote da 17′, inoltre fuori città ci si gode molto di più la sua elasticità e i suoi muscoli.

Certo, le pedane sono esattamente sulla linea di discesa delle gambe e questo ai semafori costringe a movimenti innaturali. Le teste del boxerone sono invece sulla linea di intersezione tra rotula e tibia. Centrarle con un calcione mentre la si sposta da ferma consente di dare fondo a tutta la propria creatività in termini di parole irripetibili, ma come sempre quando si prova dolore, si impara presto e si scopre che è solo una questione di abitudine.

Poi però al semaforo i bambini ti guardano con occhi sgranati e la bocca del pesce rosso, mentre gli anziani tirano su il pollice con aria compiaciuta. Gli esseri umani migliori sono dalla tua: vuol dire che ci siamo. Perchè la Urban G/S è più di tutto, prima di tutto, proprio bella.

Una sera, mentre rotolavo come una pietra verso un fine-aperitivo e indugiavo nel guardarla, di colpo la contraddizione del suo nome è scomparsa e tutto è andato posto. La risposta era tutta nell’ordine delle parole nel suo nome: la BMW NineT Urban G/S non è in alcun modo un G/S per uso urbano. E’ invece una NineT dalla filosofia molto “urban”, customizzata per celebrare il G/S. La storia del G/S è sintetizzata nelle linee, nei colori e negli elementi estetici di questa NineT.

Il cupolino sul faro rotondo, il bianco con i due blu del serbatoio e la sua forma panciuta da versione R80 Paris-Dakar, la sella di quell’arancione/aragosta (Pantone:”tedesco-in-riviera-addormentato-al-sole”) da sempre sulle selle G/S. Le gomme tassellate Metzeler, belle ed efficienti su asfalto, evocative dei tempi d’oro dei grandi rally a tappe. È un tributo al mito G/S, è una sintesi dei suoi simboli, costruita partendo da una moto riuscita, per un uso quotidiano e cittadino come la NineT. La Urban G/S è bella, è molto flessibile e fa girare i bambini e gli anziani. Per quanto riguarda invece la sua capacità di far girare le donne… la casa dell’Elica deve ancora lavorarci, ma questo è un problema condiviso con tutte le altre case motociclistiche.

Questi giocattoloni piacciono quasi esclusivamente ai maschietti che non smettono di aver voglia di fare cose da bambini anche se un po’ cresciutelli. Facciamocene una ragione.

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