Multe con i Tutor: come e quando fare ricorso

Se si riceve una multa per eccesso di velocità rilevata da tutor è possibile contestarla. Ecco come

Non solo autovelox. Anche le multe elevate con il supporto dei Tutor possono essere contestate dall’automobilista. A patto, però, che l’amministrazione – o l’ente che gestisce la strada – abbia commesso degli errori piuttosto “pacchiani” che consentano all’intestatario del veicolo – o chi si trovava al volante al momento della rilevazione – di chiedere l’annullamento del verbale e il ripristino dei punti sulla patente.

Affinché ciò sia possibile, però, dovranno essere valutati con attenzione alcuni elementi e alcune informazioni riportate sul verbale. Se dovessero presentarsi delle anomalie, potremmo rivolgerci al giudice di pace (entro 30 giorni dalla notifica) o al Prefetto (entro 60 giorni dalla notifica) e richiedere l’annullamento della multa. Nel ricorso, però, dovremmo essere piuttosto specifici e indicare le eventuali mancanze che renderebbero non valido l’atto.

Cosa bisogna controllare per la contestazione della multa con i Tutor? Sono tre gli elementi che potrebbero giocare a favore dell’automobilista: la presenza dei cartelli stradali a segnalare la presenza dell’apparato; la taratura del sistema Tutor utilizzato e i giorni trascorsi tra l’infrazione e la notifica del verbale.

Partiamo dai segnali stradali. Esattamente come accade con l’autovelox, anche il Tutor deve essere adeguatamente segnalato tramite l’installazione di cartellonistica posta a ragionevole distanza dall’apparato (deve esserci spazio a sufficienza per poter rallentare senza causare pericoli agli altri veicoli). Inoltre, i cartelli devono essere ripetuti dopo ogni intersezione stradale, mentre la distanza tra cartello e apparato non può superare i 4 chilometri.

Il secondo elemento che potrebbe portare alla contestazione della multa con i Tutor e alla sua cancellazione riguarda la taratura dei vari dispositivi che compongono l’apparato. Sul verbale di contestazione dell’infrazione, infatti, deve essere indicata quando è stata fatta la taratura delle “porte” del tutor. Secondo la direttiva Minniti del 2019, infatti, il controllo degli apparati deve essere avvenuto nel corso dell’ultimo anno: se così non fosse, la multa sarebbe automaticamente nulla.

Non solo: i controlli devono riguardare anche la lunghezza del tratto posto a controllo del Tutor (che va calcolata sommando le linee che si ottengono spostandosi sul bordo interno di ciascuna curva). Il tutor, come noto, misura il lasso di tempo impiegato a percorrere una certa distanza e, da questo valore, ricava la velocità media tenuta dal veicolo. Va da sé che se la distanza non è misurata correttamente, la valutazione della media sarà falsata. E, dunque, la multa fatta con i Tutor potrà essere facilmente contestata.

L’infrazione, infine, deve essere contestata in un massimo di 90 giorni dalla data in cui è stata commessa. L’amministrazione o l’ente che gestisce la strada, dunque, ha circa 3 mesi di tempo per inviare la “cartolina”, mentre non vengono conteggiati i giorni impiegati dal servizio postale per recapitare l’avviso. In caso di contestazione, dunque, fa fede la data di invio e non quella di ricezione.

Come si contesta la multa con i Tutor? Come già accennato, ci sono due diverse strade da poter seguire: quella del ricorso al giudice di pace e quella del ricorso al Prefetto. Per la prima si hanno a disposizione 30 giorni di tempo ed è la soluzione da preferire nel caso in cui sia necessaria una “interpretazione” della norma e della violazione. Per il ricorso al Prefetto, invece, si hanno a disposizione 60 giorni, ma in questo caso gli errori da parte dell’autorità devono essere palesi e non richiedere alcuna interpretazione (come, ad esempio, nel caso di multa inviata dopo 90 giorni).

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