Suzuki dieselgate : 16 modelli esaminati dalla casa giapponese

Suzuki coinvolta nello scandalo diesel: dopo Volkswagen e Mitsubishi, irregolarità sui test di emissione dei modelli commercializzati nel mercato interno del Giappone

Irregolarità sui test di emissione Suzuki, la casa coinvolta nello scandalo Diesel, e quarta produttrice di vetture del Giappone, ammette di aver utilizzato delle metodologie differenti, per effettuare i test sul consumo di carburante, dai regolamenti del Ministero dei Trasporti. Le irregolarità coinvolgono i 16 modelli attualmente in vendita sul mercato interno, nello specifico: Alto, Alto Lapin, Wagon R, Hustler, Spacia, Every, Carry, Jimny, Solio, Ignis, Baleno, SX4 S-Cross, Swift, Escudo 2.4, Escudo e Jimny Sierra; lo scandalo è, quindi, circoscritto ai veicoli commercializzati nel Paese e non nei mercarti esteri. La casa Suzuki, in una nota, ha dichiarato che i dati non sono stati intenzionalmente manipolati.

Si afferma che “al posto dei parametri effettivi di misurazione relativi all’auto, l’ottenimento dei dati – così come sottoposti in sede di omologazione – è frutto della somma tra quelli effettivamente misurati sui singoli componenti, come pneumatici, freni e trasmissione per le prove di resistenza al rotolamento e le misurazioni effettuate in galleria del vento per le verifiche della resistenza aerodinamica”, quindi si tratterebbe di un errore in buona fede, tranquillizzando i consumatori sull’opportunità di utilizzare in maniera normale i propri veicoli. La vicenda, nonostante le rassicurazioni del caso e le note ufficiali, ha portato gli investitori a vendere in blocco le azioni della Suzuki, che ha così chiuso la seduta della borsa di Tokyo perdendo il 9,4% dopo aver toccato anche il -15%.

Il caso Suzuki è l’ultimo emerso dal dieselgate nato il 18 Settembre 2015 quando il Gruppo Volkswagen riceve una Notice of Violation (NOV); le autorità USA vogliono chiarezza su dei test che l’organizzazione indipendente International Council on Clean Transportation ha condotto dopo aver ricevuto una segnalazione da parte di Peter Mock, che ha effettuatto delle prove su strada per valutare le emissioni inquinanti di quindici veicoli in commercio di tre marchi, con risultati diversi da quelli dichiarati. L’ EPA su Twitter annuncia di aver messo sotto indagine Volkswagen: il dieselgate è scoppiato. Il gruppo tedesco prova a giustificarsi affermando che le discrepanze sono dovute a cause strumentali.

Il 21 Settembre Volkswagen ammette le proprie responsabilità e il 22 Settembre l’amministratore delegato Martin Winterkorn si dimette. In un primo momento lo scandalo sembra circoscritto ai motori diesel 2.0 TDI, ma a Novembre arriva la conferma del coinvolgimento dei motori benzina. Ad Aprile 2016 scoppia il dieselgate Mitsubishi che ammette di aver effettuato test irregolari per 25 anni, sulle vetture commercializzate nel mercato giapponese. Il vicepresidente Ryugo Nakao ha ammesso: “Utilizziamo questo tipo di metodo per il mercato interno dal 1991” e di non sapere quanti veicoli siano coinvolti.

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