Bottigliette di plastica in auto: tra pericoli reali e fake news

Quante sono le possibilità che una bottiglia di plastica in auto faccia incendiare il veicolo? Praticamente nulle

A chi non è mai capitato di leggere un articolo – dal titolo e dai toni allarmistici – sui pericoli che si corrono a lasciare una bottiglietta d’acqua in auto d’estate?

Ecco, potete anche ignorarli, perché proprio di inutile allarmismo si tratta. Ogni estate articoli di questo genere vengono riproposti nelle salse più varie. C’è chi parla di pericolo di cancro al seno, causato dalle particelle che la plastica rilascerebbe nell’acqua. Altri, invece, paventano incendi all’interno del veicolo, causati dall’esplosione delle bottigliette o dalla tappezzeria bruciata a causa della luce solare riflessa. E per rendere più credibile la cosa si parla di “allarme dei pompieri” o di qualche autorità sanitaria.

Storie in qualche modo plausibili e che fanno leva sulla paura e sul timore delle persone. Ma che hanno ben poco a che vedere con la realtà dei fatti. Come vedremo più in dettaglio tra poco, diversi studi scientifici dimostrano che non c’è assolutamente nessuna correlazione tra il bere acqua di una bottiglietta lasciata al sole (anche se alcune sostanze tossiche possono generarsi). Allo stesso modo, credere che si possa generare un incendio per autocombustione (o quasi) con la luce riflessa dalla plastica ha davvero dell’assurdo.

Partiamo proprio da quest’ultimo caso: macchine incendiate da bottigliette d’acqua lasciate nel vano portaoggetti. Di questa storia esistono varie versioni, anche se quella che va per la maggiore parla di un incendio divampato a causa della luce solare riflessa dalla plastica e che, concentrata su un punto preciso della tappezzeria dell’abitacolo, avrebbe provocato la scintilla iniziale. Una storia tanto assurda da sembrare vera.

Come detto, però, di attinente con la realtà o la verità c’è ben poco. Prima che la bottiglietta possa generare un effetto simile, è molto più probabile che esploda, facendo così mancare la miccia per l’innesco. Se la bottiglia dovesse riscaldarsi a tal punto da bruciare la tappezzeria, infatti, l’acqua in semi-ebollizione e il gas “disciolto” nell’involucro farebbero aumentare la pressione a livelli così elevati da far esplodere il contenitore. Insomma, oltre a essere una storia poco plausibile è anche scientificamente infondata.

Così come non hanno alcuna conferma scientifica o medica le storie che parlano di cancro al seno “provocato” dall’acqua delle bottiglie lasciate sotto il solleone estivo. Stando a uno studio realizzato dal portale Plasticsinfo.org, il PET (acronimo di polietilene tereftalato, materiale utilizzato per realizzare bottiglie d’acqua) è un materiale inerte, che non rilascia nulla che possa causare il cancro, men che meno quello al seno. Anche se lasciato per ore e ore sotto il sole (o, come accaduto in alcuni esperimenti, se dovesse essere riscaldato per ore e ore), il polietilene rilascia molecole nocive in quantità così infinitesimali che non c’è alcun rischio per la salute.

Discorso diverso, invece, se si utilizzassero contenitori in policarbonato, ossia la plastica dura e trasparente utilizzata per bottiglie rigide (come i biberon, ad esempio). Come dimostrano diverse ricerche (come quella di Altroconsumo o Healthtalk.com), una volta riscaldato questo materiale plastico rilascia nei liquidi una sostanza chiamata Bisfenolo A (abbreviato in BPA), composto chimico considerato nocivo per la salute umana, anche se non cancerogeno.

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