Qual è l’autonomia reale di un’auto elettrica

Le vetture a zero emissioni si diffondono sempre più, vediamo cosa sapere sui km di autonomia

L’autonomia standard di tutti i mezzi elettrici, dal 2018, deve essere indicata secondo il metodo WLTP, che significa Worldwide Harmonised Light-Duty Vehicles Test Procedure. Si tratta di una procedura di prova standardizzata a livello mondiale, vincolante per tutte le Case auto, che permette di fare un confronto tra diverse vetture elettriche. Leggendo i dati però è importante fare attenzione al valore combinato tra ciclo urbano, extraurbano e autostradale.

Autonomia WLTP e autonomia reale: le differenze

Iniziamo col dire che l’autonomia WLTP è un valore medio che si ottiene da differenti cicli parziali, quali il ciclo urbano, extraurbano e autostradale. Dato che non considera però quelle che possiamo definire come “utenze secondarie” come il climatizzatore o il riscaldamento. In questi casi infatti l’autonomia nell’uso quotidiano può essere poi differente dall’autonomia standardizzata dichiarata dalla Casa.

È questo il motivo per cui alcune Case auto, comunicano anche il dato di autonomia reale per il cliente, che viene espresso come un intervallo di valori, che presumibilmente può essere raggiunto dall’80% di tutti i conducenti di una macchina elettrica nell’uso quotidiano, senza dover effettuare alcuna ricarica.

Quali fattori influiscono sull’autonomia realistica per il cliente?

I fattori che influiscono sull’autonomia dell’auto elettrica sono molti. Tra questi i maggiori sono ad esempio lo stile di guida del conducente e poi, come abbiamo già detto, il riscaldamento o il climatizzatore. Una cosa però si può fare, ovvero regolare la temperatura dell’abitacolo dell’auto già durante la ricarica, preriscaldandolo in inverno o preraffreddandolo in estate. Così l’energia che serve per climatizzare o riscaldare viene prelevata dalla rete elettrica e non dalla batteria di trazione.

Dove ricaricare un’auto elettrica

Per ricaricare un’auto elettrica fuori casa servono le cosiddette colonnine, che al momento ancora purtroppo in Italia scarseggiano. Per trovare le infrastrutture di ricarica esistono numerose app e diversi siti internet, oltre all’utilissimo software di bordo delle stesse auto elettriche, che in genere riporta la mappa delle colonnine attive. Queste stazioni di ricarica aperte al pubblico sono installate su suolo pubblico o su suolo privato ad uso pubblico (come per esempio in hotel e centri commerciali). È necessario usare una tessera o un’app dell’operatore.

Le auto elettriche si possono caricare anche a casa, tramite la rete elettrica domestica, che è in AC a 230 volt, tensione che permette di erogare l’energia elettrica riducendo il rischio di scosse mortali. La corrente alternata consente il semplice passaggio da un voltaggio all’altro, a seconda del dispositivo. Se si devono ricaricare moto e scooter più prestazionali o auto elettriche, allora la ricarica domestica ha bisogno del control box, si possono usare sia le prese domestiche che quelle industriali fino ad un massimo di 32A, monofase o trifase con massimo 22 kW.

C’è anche un’alternativa al wall-box, ovvero il cavo EVSE che prevede un sistema di controllo che mima il lavoro di comunicazione tra auto e colonnina e che permette di gestire la potenza regolandola a mano; si collega con la semplice Shuko.

Autonomia dell’auto elettrica: i modelli

Modello Autonomia
Renault Zoe 386 km
Smart Fortwo 160 km
Tesla Model 3 409 km
Volkswagen ID.3 404 km
Opel Corsa 330 km
Nissan Leaf 378 km
MINI 261 km
Smart Forfour 153 km
Citroen C4 350 km
Mustang Mach-e 450 km

 

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