Aria di burrasca per Tesla e Uber

Si susseguono le voci soprattutto sull'impero di Elon Musk: troppi annunci e pochi risultati concreti. Ma qualcosa forse si muove...

La prima cartina di tornasole del fatto che i rumor che si sono succeduti negli ultimi tempi sulla salute di Tesla, stanno cominciando a far breccia anche negli fan più sfegatati, è il crollo delle azioni: addirittura -27% in tre settimane. Cambio di sentiment che potrebbe rendere più difficoltoso e/o oneroso per Musk ricevere altri finanziamenti e quindi portare a ulteriori perdite di valore delle azioni. Il più classico degli effetti volano.

Il primo fronte è sicuramente quello della produzione del Model 3, quello che dovrebbe spingere Tesla fuori dalla nicchia trasformandola nella prima casa produttrice di auto elettriche su larga scala, grazie a un prezzo (relativamente) competitivo di 35mila dollari. Quando lo scorso luglio la Model 3 è stata presentata sul mercato, Tesla aveva dichiarato un obiettivo di 5.000 unità prodotte a settimana. Un obiettivo monitorabile “in diretta” grazie a un contatore realizzato da Bloomberg che mette insieme i dati del governo americano, le comunicazioni ufficiali e le fonti interne di Tesla: ne è emersa finora una media produttiva settimanale di circa 1.000 unità che, fortunatamente, questa settimana si è incrementata a 2.313, target molto vicino alle 2500 a settimana annunciate da ultimo, e più realisticamente, da Musk.

Quel che è certo è che molta della fortuna di Musk sia dipesa fino a oggi dal suo grande carisma. Per certo ha realizzato tantissimi progetti, fin troppi secondo alcuni, e Tesla è diventata la prima Casa automobilistica americana a quotarsi in borsa dopo oltre mezzo secolo, vantando oggi un valore azionario praticamente equivalente a quello di Ford con un’unica differenza: Ford “muove” milioni di vetture, Tesla migliaia. E non senza difficolta pure per quelle poche, se contiamo anche il richiamo per oltre 123.000 Tesla Model S, ovvero quelle prodotte prima del mese di aprile 2016, a causa di un problema ai bulloni del servosterzo. Un’altra, dolorosa, tegola.

Negli ultimi giorni il Fato ha metaforicamente accostato a Tesla un altro marchio per molti versi a essa associabile, ovvero Uber: i due brand sono stati coinvolti in due incidenti mortali, entrambi per la sperimentazione di tecnologie per la guida autonoma. Ma i due brand sono accomunati da molte cose, meno tragiche per un verso, ma molto preoccupanti per un altro. Entrambe si sono dimostrate finora incapaci di chiudere bilanci in utile e distribuire dividendi. E anche Uber ha subìto un tracollo di circa il 30% del suo valore. Sta forse finendo la fiducia nei confronti di due dei brand più visionari del mondo dell’auto?

Intanto Musk ha provato scherzarci su con un pesce d’aprile con il falso annuncio “siamo addolorati di annunciare che Tesla è andata completamente e totalmente in bancarotta”…

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