Droni e guida autonoma, ecco la città del futuro di Italdesign

Italdesign racconta a Virgilio Motori il progetto Pop Up Next con il quale disegna la città del futuro: droni, auto volanti, intermodalità e guida autonoma

Guida autonoma, auto che volano, sistemi di riconoscimento facciale e di lettura oculare, capsule modulari che dalla strada lievitano e percorrono traiettorie invisibili sopra le nostre teste. È questa la città del futuro immaginata da Italdesign che nell’anniversario dei suoi 50 anni disegna il futuro dei trasporti con il progetto Pop Up Next che richiama subito alla mente i mondi fantascientifici alla Blade Runner.

Il progetto che vede coinvolti Audi e Airbus si basa su guida autonoma e intermodalità. Il nucleo è una capsula lunga poco più di 2 metri e mezzo che può ospitare fino a 2 passeggeri che viaggiano in totale comfort senza dover pensare al traffico. Questa capsula viene poi agganciata ad un modulo terrestre alimentato da energia elettrica e con un’autonomia di 130 km per viaggiare sulle strade della città. Ma può anche decollare grazie ad un quadricottero. In questo modo i viaggi possono avvenire su tre dimensioni riducendo il traffico nelle grandi metropoli e l’inquinamento dell’aria. Per saperne di più. Virgilio Motori ha intervistato Antonio Casu, CTO di Italdesign.

Come è nata l’idea di questa città del futuro?
L’idea è nata dal progetto strategico di Italdesign di voler rinnovare il parco dei propri servizi e di presentarsi ai propri clienti non soltanto come un buon esecutore, ma anche come azienda in grado di proporre ed anticipare soluzioni ai problemi e di porsi come incubatore di soluzioni innovative per la mobilità e non solo. Ci siamo quindi interrogati su quali fossero le problematiche più grosse che vedevamo nelle megacity del futuro. Il trend di urbanizzazione nel mondo è ormai un fatto consolidato, si creeranno città di decine di milioni di abitanti. Già ci sono, ma diventeranno ancora più grandi: pensiamo che in una città come Shangai ci sono giornalmente tra i 20 e i 30 milioni di persone che si spostano fra quelli che abitano all’interno e quelli che vivono nei dintorni, metà della popolazione italiana. Questo crea problematiche logistiche di trasporto non indifferenti e quindi ci siamo chiesti come possiamo aiutare le città a venirne fuori.
L’idea è stata quella di aggiungere una dimensione: tolgo traffico dalle strade ed uso la terza dimensione, quindi mi elevo dal piano delle strade e mi elevo nello spazio sovrastante rimanendo all’interno di quelli che sono gli spazi aerei non soggetti al volo civile o militare e lasciando libere le aerovie che sono destinate al volo commerciale. Ci sono tanti droni in giro e quindi volare e far volare per gioco o per passione questi quadricotteri è diventato un fatto più comune che non avere l’elicottero o l’aeroplanino radiocomandato di qualche anno fa.
Da lì l’idea di come far diventare l’esperienza di viaggio più integrata, anche pensando a quelli che sono i nostri spostamenti, per esempio dal centro città all’aeroporto con un mezzo e poi con un altro, e poi da qua con l’aereo facendo un altro viaggio. Sarebbe più comodo togliere questa parte di stress ed avere un sistema di trasporto che cambia la modalità: io mi muovo su ruote o in volo, ma sono sempre in questa cellula abitacolo che è la capsula e quindi posso avere una soluzione che mi dà maggiore comfort ed una esperienza di vita e di viaggio diversa da quella che abbiamo sperimentato in passato. La guida autonoma ci restituisce il tempo, ma anche lo spazio in termini di abitabilità perché non abbiamo più bisogno di elementi di comando e c’è più spazio per fruire di contenuti multimediali. L’idea è nata dal collegare mondi che fino ad ora erano disgiunti, il mondo aeronautico e il trasporto su terra.

Quali livelli di sicurezza sono stati raggiunti nei progetti che coinvolgono la guida autonoma?
C’è una classificazione internazionale che individua diversi livelli di autonomia nell’ambito della guida, dall’1 al 5. Oggi abbiamo vetture che sono in grado di assistere il guidatore con alcune funzionalità: mantenimento della corsia, segnalazione del veicolo che ci sta sorpassando, frenata d’emergenza. Alcune di queste sono diventate anche dotazioni standard di tutte le vetture. Si potrà passare ad un livello successivo dal momento in cui le vetture potranno riconoscere o gestire in parte autonomamente le condizioni di traffico e la guida in autostrada che per certi versi è meno complicata perché è più regolamentata, non ci sono incroci a raso e ci sono meno ostacoli. Man mano che gli algoritmi di intelligenza artificiale e la capacità della sensoristica riusciranno a prevedere, calcolare e gestire un numero crescente di situazioni complesse, sarà possibile incrementare il livello di autonomia con il quale potremo affidarci alle vetture in ambito di guida.
Non è una cosa che vedremo nell’arco di un anno o due: ci vorrà un po’ di tempo. Chi in passato ha fatto proclami sta tornando indietro. Bisogna tenere presente che la sicurezza degli utenti della strada tutti (chi è dentro il veicolo e chi attraversa semplicemente una strada) deve venire prima di tutto e quindi, man mano che le reti di comunicazione e la tecnologia consentiranno di aumentare la complessità delle condizioni che si possono gestire, sarà possibile di parlare di vere e proprie vetture a guida autonoma.

Gli obiettivi principale di questo progetto sono quelli di limitare il traffico delle strade e l’inquinamento. Infatti nell’ambito del progetto Pop Up Next vengono utilizzati i motori elettrici. Quali sono le innovazioni che avete portato in questo ambito?
Non ci sono ancora droni così grandi, anche se Airbus ha appena presentato un suo concetto di mobilità con un quadricottero adatto al trasporto di più persone che sarà, secondo quanto dichiarato, pronto nei prossimi anni. Il problema tecnologico più grande non è il motore elettrico, ma la capacità delle batterie che sono abbastanza pesanti e dell’energia che si può immagazzinare. L’energia elettrica ha vantaggi dal punto di vista della silenziosità piuttosto che delle emissioni, ma non è ancora il sistema di stoccaggio energia a maggiore densità per unità di peso, quindi, se consideriamo in termini di efficienza quanto peso devo trasportare per due persone, l’energia elettrica non è ancora il numero uno. Però, guardando il trend di evoluzione della tecnologia di immagazzinamento dell’energia elettrica, ci si aspetta nei prossimi anni un significativo aumento di questa intensità che deve arrivare a livelli tali da rendere il volo tecnicamente ed economicamente sostenibile.

Quali sono gli step intermedi e la timeline che ci porterà a poter vedere realmente una città come quella del video di Pop Up Next?
Il video ha proiettato questo concetto in un orizzonte temporale 2030 e oltre dove si possa immaginare di essere in mondi vicini a quelli di alcuni film di fantascienza. La sfida vera sarà invece quella di realizzare città in cui vivono il vecchio e il nuovo perché far comunicare mezzi che non sono stati costruiti per essere interconnessi rappresenta sicuramente una sfida importante. Non credo in una timeline unica, credo che ci saranno diverse velocità di implementazione. Megacities come quelle cinesi (ma non solo in Cina) avranno una spinta più grande e saranno ovviamente più veloci nel realizzare questo sogno.
In Europa abbiamo situazioni geografiche, demografiche e topologiche che sono tendenzialmente diverse e molto più eterogenee, per cui mi immagino degli scenari progressivi. Tornando a città italiane o Europee più vicine a noi, si può immaginare nell’arco di qualche anno di avere dei veicoli a guida parzialmente autonoma che si muovono in ambienti non completamente liberi o secondo traiettorie prestabilite che fanno da servizio navetta. In fondo, anche se sotterranea, la metropolitana fa già qualcosa di simile.
Dobbiamo aumentare la complessità del sistema che deve interagire sulla strada, all’aperto e non in un ambiente chiuso come quello di una linea metropolitana, però si possono pensare servizi navetta per raggiungere centri universitari, ospedalieri, stazioni di interscambio, la metropolitana, la stazione ferroviaria, l’aeroporto. All’interno delle grosse aziende si può pensare di avere dei bus navetta a guida autonoma che aiutino a spostarsi da un posto ad un altro, da uno stabilimento ad un altro, da un palazzo ad un altro. Qui ci vuole un po’ di fantasia e da idea nasce idea. Questo è lo scenario più plausibile in un orizzonte di circa 10 anni.
Oltre si può pensare di avere delle vetture a guida autonoma che l’utente possiede o che prenota la corsa come se fosse un sistema di trasporto condiviso per spostarsi da un luogo ad un altro. Questa dovrà essere una tecnologia che aggiunge libertà alle persone, non che la toglie. Sicuramente ci saranno da gestire situazioni diverse in luoghi diversi.

MOTORI Droni e guida autonoma, ecco la città del futuro di Italdesign