Piccole grandi invenzioni: il clacson

Il clacson, se non ci fosse bisognerebbe inventarlo

Qual è quell’animale che per qualcuno fa Bip Bip, per altri Poti Poti e per molti ancora PèPè? Ma quale animale, eh no, nessuno offenda il clacson, strumento acustico poco musicale, dal suono tutt’altro che celestiale, ma in grado di salvare l’anima a chi guida e soprattutto al pedone distratto. Figlio evoluto del campanello, fu inventato nel 1908 da Miller Reese Hutchinson che brevettò il dispositivo, mentre venne commercializzato dall’azienda Klaxson di Newark, da cui è stato mutuato il nome.

Come per il telefono, conteso fra Bell e Meucci, riguardo alla sua invenzione c’è stata una diatriba con Oliver Lucas, inglese di Birmingham che nel 1910 sviluppa un modello elettrico per auto che emette un suono simile a quello di un campanello.

Altra stranezza riguarda il nome: abbiamo detto che deriva dall’azienda Klaxson. La versione italianizzata vede cadere la K per una più nazional popolare C. Fino a quel momento veniva chiamato in un modo piuttosto articolato: “comando di azionamento del dispositivo di segnalazione acustica dei veicoli”. Insomma ci voleva così tanto tempo per pronunciarlo che era difficile non investire una persona.

Provate a immaginare qualcuno che dice: “Ehi fa’ attenzione, aziona il comando di azionamento del dispositivo di segnalazione acustica dei veicoli!” Si sarebbe fatta notte! Tutt’oggi resta un’invenzione utilissima, e come tutte le cose di uso comune c’è chi lo ama e chi lo odia, chi vorrebbe abolirlo e chi invece lo usa bene ma con morigerata prudenza.

Ritornando al discorso iniziale del suono che emette, il primo modello (un congegno azionato da un piccolo motore elettrico che muove una camma dentata agente su un diaframma metallico) emetteva un suono onomatopeicamente riproducibile con un “HA-UU-HA“.
Sembrava più una risata che il verso di un animale di ferro. Non durò…

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