Guida autonoma, le scelte etiche non sono universali

Il comportamento delle auto a guida autonoma non potrà seguire regole morali uguali in tutto il mondo

Quando un guidatore pigia energicamente il pedale del freno per evitare un pedone che attraversa la strada illegalmente, sta facendo una scelta etica.

Nella progettazione e realizzazione delle auto a guida autonoma, c’è da considerare il fatto che potrebbero essere proprio loro ad emettere tale giudizio etico da sole. Riuscire a stabilire un codice morale universale per questa tipologia di veicoli potrebbe essere un compito davvero arduo, ed è un’indagine etica pubblicata su Nature e condotta su 2.3 milioni di persone nel mondo a confermarlo. Cerchiamo di spiegare meglio questa sperimentazione.

Il test ha rilevato che molti principi morali che guidano le decisioni dei conducenti variano da Paese a Paese. Ad esempio, le persone che provengono da zone relativamente ricche e con istituzioni forti hanno una propensione inferiore a risparmiare un pedone che si è immesso in maniera irregolare nel traffico. Come già detto, sono state raccolte delle differenze che mostrano che è quasi impossibile riuscire a trovare un elenco perfetto di regole universali per tutte le auto a guida autonoma.

Il sondaggio proponeva alle persone che hanno risposto 13 scenari differenti in cui la morte di qualcuno era inevitabile. Agli intervistati è stato chiesto di scegliere chi avrebbero preferito salvare in quelle situazioni in un mix di variabili, per esempio tra giovani o vecchi, ricchi o poveri, gruppi di persone o singoli. È difficile che ci si presenti davanti un duro dilemma morale di questo tipo nella nostra vita, ma gli autori di quest’indagine sostengono che, in maniera molto sottile e impercettibile, ognuno di noi ogni giorno si trova a dover prendere delle decisioni etiche di questo tipo, senza forse rendersene pienamente conto. Oltretutto, sempre secondo loro, i risultati svelano delle sfumature culturali differenti che i governi e i produttori di auto a guida autonoma devono assolutamente considerare nella realizzazione di vetture con questo tipo di tecnologia.

Le Case automobilistiche pensano che il sondaggio potrebbe aiutare a stimolare una discussione importante su questi temi e il risultato ad oggi è curioso. Secondo Nicholas Christakis, scienziato sociale della Yale University di New Haven, si tratta di un documento straordinario, che mette in evidenza il dibattito, ormai datato, sul fatto che l’etica sia universale o variabile tra le diverse culture e lo contestualizza nel XXI secolo sulla tematica di programmazione delle auto a guida autonoma.

Alcune delle più grandi realtà tecnologiche del mondo e le Case automobilistiche stanno progettando auto a guida autonoma. Molte di queste aziende sostengono che i veicoli potrebbero migliorare la sicurezza stradale e l’efficienza del carburante e facilitare la circolazione nel traffico. Gli scienziati sociali invece sono convinti che questo tipo di veicoli sollevino questioni etiche e potrebbero avere conseguenze non intenzionali per la sicurezza pubblica e l’ambiente.

Nel 2016, la squadra di lavoro dello scienziato Rahwan è incappata in un paradosso etico sulle auto a guida autonoma: nei sondaggi proposti, la gente sosteneva di volere un veicolo autonomo per proteggere i pedoni, sacrificando piuttosto i passeggeri, ma anche che non avrebbero mai acquistato dei veicoli programmati per agire in questo modo.

Curioso di vedere se la prospettiva di auto a guida autonoma avrebbe potuto sollevare altri condoni etici, Rahwan ha riunito un team internazionale di psicologi, antropologi ed economisti per creare la macchina morale e in 18 mesi il quiz online ha registrato 40 milioni di risposte di persone provenienti da differenti Paesi.

Indipendentemente dalla loro età, sesso o paese di residenza, la maggior parte dei rispondenti ha deciso di salvare gli umani rispetto agli animali domestici e ha preferito risparmiare gruppi di persone rispetto a individui singoli. Queste risposte sono in linea con le regole proposte in quella che potrebbe essere l’unica indicazione governativa sulle auto a guida autonoma, un rapporto del 2017 della Commissione etica tedesca sulla guida automatizzata e connessa.

Altra informazione importante rilevata dal sondaggio è che, quando gli autori hanno analizzato le risposte date dalle persone provenienti da diversi Paesi del Mondo, hanno scoperto che le nazioni potevano essere divise in tre gruppi. Uno contenente l’America del Nord e diverse nazioni europee dove il cristianesimo è la religione dominante; un altro con Giappone, Indonesia e Pakistan, con forti tradizioni confuciane o islamiche e il terzo gruppo comprendente l’America centrale e meridionale, la Francia e le ex colonie francesi. Il primo gruppo ha mostrato una preferenza più forte per il sacrificio delle vite più anziane per salvare i più giovani rispetto al secondo gruppo, ad esempio. Oppure si è potuto rilevare che persone provenienti da paesi con forti istituzioni governative hanno scelto più spesso di colpire persone che stavano attraversando la strada illegalmente rispetto ai rispondenti in nazioni con istituzioni più deboli.

Negli scenari in cui si doveva scegliere se salvare un senzatetto o un dirigente le decisioni prese dalle persone spesso erano correlate al livello di disuguaglianza economica nella loro cultura. Ad esempio in Finlandia, dove c’è un divario relativamente piccolo tra ricchi e poveri, è stata dimostrata scarsa preferenza per la deviazione in un senso o nell’altro. Ma il rispondente medio della Colombia, un paese con una significativa disparità economica, ha scelto di uccidere la persona di basso rango.

Bryant Walker Smith, professore di giurisprudenza presso l’Università della Carolina del Sud in Colombia, è scettico su queste indagini fatte con la macchina morale, sostiene che lo studio è irrealistico. Alcune compagnie automobilistiche invece stanno dando retta a questi sondaggi. Ad esempio Barbara Wege, che dirige un gruppo incentrato sull’etica dei veicoli autonomi presso Audi, afferma che tali studi sono invece preziosi.

MOTORI Guida autonoma, le scelte etiche non sono universali