Guida autonoma: Wayve è l’auto che impara a guidare in venti minuti

Nuova frontiera per la guida autonoma: basteranno un algoritmo ed una videocamera per imparare a guidare

La guida autonoma va a lezioni di guida. Niente lezioni al volante, nessun foglio rosa d’autorizzazione, nessuna sessione teorica. Per consentire ad un computer di conoscere le basi della guida, saranno necessari appena venti minuti.

È questa la novità proposta dalla startup inglese Wayve, che ha studiato una tecnologia self-driving in grado di superare le difficoltà già provate dalle altre realtà che hanno sperimentato la guida autonoma. Gli ingegneri dell’azienda britannica, reduci da esperienze di lavoro in Facebook, Microsoft, Ubisoft e Nasa hanno deciso di applicare quanto studiato presso la facoltà di Ingegneria dell’Università di Cambridge alle auto, studiando un algoritmo in grado di far apprendere ad un’automobile l’utilizzo della propria corsia, il rispetto dei limiti di velocità e quello della segnaletica stradale orizzontale e verticale.

Un approccio innovativo, differente da quelli di Waymo, Tesla, Uber e Intel, che in più occasioni hanno dovuto sospendere i propri test a causa di incidenti stradali e i cui sistemi devono fronteggiare costi decisamente elevati e fortemente dipendenti da un numero crescente di sensori, mappe e regole che il computer doveva riconoscere e sfruttare al meglio.

Wayve invece ha ideato un veicolo omonimo che sfrutta la computer vision e uno speciale algoritmo: al sistema di bordo non è più necessario immagazzinare importanti moli di dati e mappe tridimensionali sempre aggiornate, ma sarà sufficiente sfruttare una videocamera e un processo di correzione o ricompensa, attraverso cui il self-driving impara in maniera veloce correggendo eventuali errori. Per la prima volta, il mondo dell’automotive sfrutta quindi un algoritmo di apprendimento per rinforzo, già usato con successo per altre applicazioni dell’intelligenza artificiale.

Quando l’automobile commette un errore e cambia erroneamente corsia, il safety driver corregge la traiettoria mettendo le mani direttamente sul volante. Le correzioni e il calcolo relativo a distanze e a tempo di correzione generano segnali di “ricompensa” che l’algoritmo riconosce e attraverso cui gestisce l’andamento su strada. Se però nella prima parte dell’esperimento l’uomo deve intervenire con cadenza molto ravvicinata, dopo 20 minuti il sistema mantiene in autonomia la corsia. Se poi l’apprendimento per rinforzo dura un’intera giornata, la percentuale di errore si abbassa drasticamente fino a sfiorare lo zero.

Secondo le stime di Wayve, sarebbero necessari pochi mesi per allestire un’intera flotta di veicoli self-driving che siano in grado di guidare in maniera più diligente rispetto ad un automobilista medio. Non saranno più necessari, quindi, personalizzazioni e aggiornamenti di hardware e software per consentire all’auto di recepire al meglio i semafori e i sistemi di precedenza a incroci e rotatorie: l’algoritmo della startup inglese supera questo concetto e abbatte i costi della guida autonoma.

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