Ecco come Brigitte Bardot ha ispirato la mitica Ferrari BB

Proprio così, l’iconica auto del Cavallino Rampante deve il suo nome alla celebre attrice e modella BB

Il nome della Ferrari BB onora Brigitte Bardot, celebre attrice, cantante e modella francese famosa negli anni ’50-’60.

Leonardo Fioravanti è l’ingegnere che ha disegnato le Ferrari più belle per conto di Pininfarina, dal 1964 al 1987, anno dal quale amministra la Fioravanti Srl, azienda in cui è nata la prima one-off moderna di Ferrari. È proprio lui a rivelare questo particolare molto interessante sulla vettura. Racconta che, lavorando al prototipo della mitica Ferrari BB, lui e i suoi riferimenti operativi a Maranello, Belle e Scaglietti, si erano innamorati dell’auto, che era la prima della Casa a montare un motore centrale.

Erano stati loro a battezzarla Brigitte Bardot, la vedevano bellissima, proprio come quella donna che aveva conquistato il cuore di tutti gli uomini. Man mano che lavoravano alla realizzazione della stessa, il coinvolgimento emotivo aumentava e praticamente tutti i dipendenti Ferrari coinvolti nello sviluppo della vettura, la chiamavano BB con molta naturalezza.

Ovviamente era molto strano e insolito, soprattutto ai tempi, chiamare un’automobile con il nome di una donna, ma era diventato talmente naturale che ormai quella Ferrari era la Brigitte Bardot. Il nome in codice che si dà ai prototipi, come spiega l’ingegnere, è quello che poi rimane nei discorsi, nello sviluppo, in ogni riferimento.

Ovviamente l’auto non fu poi presentata come Brigitte Bardot ma come Berlinetta Boxer, questa fu la soluzione proposta a Maranello, anche se, effettivamente, presentava due grandi forzature. Innanzitutto il nome Berlinetta identificava macchine a motore anteriore con la carrozzeria simile ad una berlina e non supercar come la Ferrari in oggetto, tra l’altro a motore centrale. Anche la parola Boxer è poco consona, visto che il propulsore di questa vettura non era appunto un boxer ma un V12 con angolo di 180 gradi, grandissima differenza per quanto riguarda l’albero motore.

Tra l’altro, come spiega Leonardo Fioravanti, la Casa del Cavallino Rampante non optò per un Boxer perché era impossibile realizzarne uno con gli alti regimi di rotazione del 12 cilindri, quindi una scelta obbligata per quanto riguarda proprio le possibilità tecniche. L’auto fu presentata al Salone di Torino del 1971 come Ferrari 365 GT/4 BB, tra le varie sigle anche BB, il grande amore per cui era nata l’auto, coperto volutamente dall’azienda con i termini Berlinetta Boxer, ma rimasto comunque nel cuore dei costruttori.

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