Volkswagen Golf GTD, aggredisce la strada ma consuma poco. Foto

Esteticamente, è aggressiva quanto una GTI. Ma il motore va a gasolio e, oltre a dispensare cattiveria in abbondanza, consuma pochissimo

La strana coppia tra un motore diesel e un’auto sportiva sboccia nel 1982 con la Volkswagen Golf GTD. Sono passati 31 anni ma sembrano trascorse varie epoche, a leggere i numeri: l’originale aveva 71 CV, l’ultima 184. La prima si fermava a 155 km/h, questa si spinge fino a 230. Ancora più impressionanti i consumi: nonostante l’esplosione delle prestazioni, la GTD del 2013 si accontenta di 4,2 litri di gasolio per 100 km, contro i 5,9 del modello del 1982. Il dinamismo della Golf GTD è anche questione di immagine: i gruppi ottici anteriori sono uniti da una sottile linea argentea (identica a quella che sulla GTI è rossa), il paraurti anteriore è solcato da griglie maggiorate e di nero lucido verniciate e, a completare il quadro, ci sono lo spoiler posteriore, la coppia di scarichi cromati e la targhetta GTD dietro ai passaruota anteriori. Molto sportivi anche gli interni, con il tessuto dalla fantasia scozzese a caratterizzare i sedili e il volante sagomato che dà il massimo controllo insieme alla pedaliera in alluminio.

Ma eccoci finalmente alla guida: i 380 Nm di coppia sembrano arrivare tutti in un colpo a 1.800 giri, al punto che si ha come l’impressione di guidare un motore turbo d’altri tempi, di quelli vuoti fino a un certo regime e poi incontenibili. In realtà, il 2.0 TDI della Golf ha molto da dare, in termini di spinta, anche sotto i 1.800 giri: non vibra e assicura buone riprese. Solo, data l’aggressività che sfodera in prossimità dei 2.000, tutto il resto sembra noia. Il cambio? Abbiamo provato sia il manuale sia l’automatico DSG (a doppia frizione e sei rapporti).

A sorprendere è il primo, grazie alla leva dalla corsa corta e dagli innesti molto precisi. Ineccepibile come al solito, invece, il DSG, che è rapidissimo e in grado di assecondare al meglio lo stile di guida. Una sportiva, però, non "vive" solo di motore e cambio, ma anche di piacere di guida. Come la GTI, la GTD è dotata di sterzo progressivo: ciò significa che basta muoverlo pochissimo per "buttare" il muso in curva. Inoltre, in modalità Sport il volante si fa pesante, a vantaggio del feeling di guida. Un feeling che purtroppo non abbiamo potuto assaporare a fondo, visto che il percorso di prova ideato dalla VW prevedeva poche curve.

Ciò che abbiamo apprezzato appieno è invece il lavoro dell’XDS+, il dispositivo che frena la ruota motrice (anteriore) interna in caso di slittamento: anche con le ruote girate e il gas a fondo, il pattinamento è molto limitato. Un optional consigliabile è il DCC, l’assetto regolabile tramite un pulsante vicino alla leva del cambio: 1.013 euro per avere l’assorbimento di tutte le altre Golf (solo le buche singole e pronunciate creano qualche scossone, a causa dei cerchi da 18"), oppure un comportamento da sportiva vera, rigida sulle quattro ruote. Per il resto, sempre a causa dei pneumatici sportivi, la rumorosità di rotolamento è leggermente più forte che sugli altri modelli della gamma.

Il prezzo è elevato: 31.500 euro con cambio manuale, 33.400 con il DSG. Siamo 1.400 euro sopra i prezzi della pur cara GTI, che offre tra l’altro 34 CV in più. Ok, i consumi sono inferiori (4,2 l/100 km contro i 6l/100 km della GTI), ma una differenza così elevata la recupera solo chi fa davvero tanta strada. Infine, la dotazione è ricca. Compresi nel prezzo ci sono, solo per citarne alcuni: sistema di frenata con sistema anti-collisione multipla, 7 airbag, comandi al volante, differenziale con XDS+, cerchi da 18", climatizzatore bizona, radio con touch screen da 5,8" e cruise control.

(a cura di OmniAuto.it)
 

Fonte: Ufficio Stampa

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