Test Hyundai i10, più sportiva con 5 anni di garanzia. Foto-pagella

Grande e tecnologica, la coreana gioca le carte del design e attacca Fiat Panda e Volkswagen up!

Come sono lontani i tempi della Atos, la citycar secondo Hyundai negli anni ’90: cheap ed estranea agli standard qualitativi europei. La i10 di seconda generazione è stata progettata in Germania, con l’obiettivo di insidiare la concorrenza europea.

E le carte in regola per farlo ci sono tutte, a partire dal nuovo pianale, grazie al quale le ruote anteriori si allontanano da quelle posteriori di 5 cm, a vantaggio dello spazio a bordo e del comfort. Non manca la garanzia (quasi) a vita Hyundai, lunga ben 5 anni a chilometraggio illimitato. Unica mancanza: il sistema anti-tamponamento (disponibile invece su Panda e up!).

Se la prima generazione i10 aveva le sembianze di una piccola monovolume, la nuova si distende verso un look più sportivo: crescono la lunghezza (da 3,59  a 3,66 mt) e la larghezza (da 1,60 a 1,66), mentre l’altezza cala a 1,49 mt (da 1,54). A regalare uno sguardo più ammiccante alla coreana contribuiscono inoltre la grande mascherina anteriore, le luci diurne a led e il montante posteriore che sale dalla linea dei finestrini fino al tetto.

Che la i10 sia stata concepita in Europa lo rivelano anche gli interni: l’inserto colorato nella plancia ricorda quello della Fiat 500 e la leva del cambio alta e vicina al volante fa molto Panda (e 500). A proposito di paragoni, in Hyundai fanno sfoggio dei quattro pulsanti dei vetri elettrici, tutti sul pannello porta del guidatore. Il motivo di tanto orgoglio? Sulla up! – la tedesca up! – ce n’è uno per portiera e per raggiungere quello di destra ci si deve allungare fino alla parte opposta dell’abitacolo. 252-1.046 litri è invece la capacità del bagagliaio, superiore ai 251-951 della up! e ai 225-870 litri della Panda.

Nessuna sorpresa al capitolo qualità: materiali e finiture non sono eccellenti, ma in linea con il segmento e il prezzo dell’auto. Non si discute, invece, l’assemblaggio, ben eseguito in ogni angolo della vettura. I sedili, infine, sono accoglienti tanto quelli di Panda e up!: il meglio si ottiene viaggiando in quattro, mentre il quinto è comodo solo se è un bambino.

Sgusciare nel traffico, parcheggiare in due manovre, non sobbalzare sulle buche: questo si richiede a una citycar. La i10 non delude, anche se qualche perplessità la lascia. Nel senso che lo sterzo, pronto al punto giusto, e la brillantezza di risposta del motore 1.0 a 3 cilindri garantiscono agilità nel traffico, ma le sospensioni sono fin troppo rigide.

Nelle curve ci si diverte, ma le sconnessioni si fanno sentire parecchio. Per il resto, con il controllo elettronico di stabilità sempre di serie non ci sono cattive sorprese persino nelle manovre più esasperate. Il consumo? 6,5 l/100, secondo il computer di bordo nel corso della nostra prova, ma le strade della Costa Smeralda su cui si è svolto il test drive sono un continuo sali-scendi. Condizione sfavorevole per le percorrenze, ma che ha messo in luce la generosità del 3 cilindri ai bassi regimi: non solo riprende con discreta prontezza, ma è praticamente esente da vibrazioni.

I prezzi partono dai 9.850 euro della 1.0 Classic, priva però di aria condizionata e autoradio. Meglio dunque optare per la versione Comfort, venduta a 11.350 euro. Costa invece 12.850 la top di gamma Style. La qualità della i10 è innegabile e il prezzo allineato a quello della concorrenza ne è lo specchio. Le prevendite comincereanno a novembre, il lancio commerciale è programmato per gennaio.

(a cura di OmniAuto.it)

Fonte: Ufficio Stampa

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