Test Dacia Logan MCV, silenziosa e attenta ai consumi. Foto-pagella

Grande come una Golf Variant o una Focus SW, costa meno della Panda. Con ESP di serie e 3 anni di garanzia

Si chiama ancora Logan MCV, ma con l’auto famosa soprattutto fra i tassisti, questa non ha nulla a che vedere. Cambia innanzitutto l’ “anima”, visto che la base meccanica su cui è costruita è la stessa della Sandero. Inedito – e più moderno – è il design, così come la tecnologia.

Ciò che non cambia è la filosofia low-cost, come dimostrano gli 8.900 euro del prezzo di attacco: pochissimi per una station wagon da 4,49 m di lunghezza e 573/1.518 litri di bagagliaio. Come noto, la tecnologia è 100% Renault, mentre la garanzia di 3 anni o 100.000 km dovrebbe dissolvere i timori anche del più diffidente fra gli automobilisti. 

Come detto, con la vecchia Logan MCV non c’è nemmeno un bullone in comune. Via le due spondine posteriori: ora il bagagliaio si apre con un normalissimo portellone. Via i montanti posteriori verticali: il lunotto è ora leggermente più inclinato. Via anche il muso anonimo: il frontale è stato ripreso dalla Sandero.

Ci rimarrà male chi ha una famiglia molto numerosa: la nuova Logan MCV non ha più sette posti. Per il resto, l’interno è tipicamente Dacia, anche se molto evoluto: la plancia verticale, i tasti dei finestrini al centro sulla console e i comandi ricordano le “sorelle”, al pari dei materiali economici.

Ci sono però anche numerosi elementi che denotano un progresso epocale: al centro della plancia è possibile installare il navigatore con touch screen a colori (100 euro per la Laureate, 450 per la Ambiance); la versione Laureate, inoltre, offre di serie accessori che prima non erano immaginabili come vivavoce Bluetooth e comandi al volante. Capitolo abitabilità: lo spazio è tanto per le ginocchia e per la testa, almeno finché si sale in quattro. Il terzo passeggero posteriore, se corpulento, viene invece a contatto con gli altri due a livello spalle.

Il test drive comincia dal TCe 900cc da 90 CV. Troppo piccolo per i 4,5 metri della station rumena? Per niente. Il tre cilindri turbo by Renault spinge deciso già a 1.500 giri e, pur non impressionando, allunga senza indecisioni fino a 4.000. Al termine di un percorso misto fra città, autostrada ed extraurbano, il computer di bordo ha segnato un interessante 6,1 l/100 km di consumo medio. Ben più parco – ma costa 900 euro in più – il dCi da 90 CV. Sulle stesse strade ha fatto segnare 4,3 l/100 km.

Regolare nell’erogazione, questo 1.5 ha nella rombosità ai bassi regimi il suo unico limite. A proposito di comfort, i pneumatici a spalla alta (185/65-15) filtrano alla pefezione binari del tram e pavé. Creano qualche problema gli ostacoli più alti come i dossi rallentatori: in questo caso la MCV rimbalza un po’ troppo.

Quanto all’insonorizzazione, se quella del motore convince (a parte il problema cui abbiamo fatto riferimento per il diesel), pneumatici e fruscii aerodinamici disturbano un po’ al di sopra dei 110 km/h. Le curve? Stabilità e tenuta di strada rassicurano, ma è ovvio che la sportività non sia tra i punti di forza della rumena: l’assetto è morbido, mentre lo sterzo è leggero, lento e poco comunicativo.

Gli 8.900 euro della 1.2 75 CV Ambiance non  sono il classico specchietto per le allodole: nel prezzo ci sono ESP, vetri elettrici, chiusura con telecomando, paraurti in tinta, quattro airbag e attacchi Isofix. Il diesel 1.5 dCi da 75 costa 10.750 (Ambiance) e 11.550  euro (Laureate). 500 euro in più sono richiesti per la versione da 90 CV, mentre la motorizzazione a GPL, realizzata in fabbrica sulla base della 1.2, costa 10.200 (Ambiance) e 11.000 (Laureate).

(a cura di OmniAuto.it)

Fonte: Ufficio Stampa

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