Range Rover Sport, non teme nè terra nè acqua. Foto-pagella

Provata la 3.0 V6 diesel da 249 CV: design accattivante, interni confortevoli e doti stradali adatte all'asfalto e al fuoristrada, perfino per guadare i fiumi

Range Rover: una volta sinonimo di "regina delle fuoristrada", la prima a sdoganare una vera tutto terreni come veicolo di lusso, adatto anche per una serata di gala. Poi Range Rover, nell’era dei SUV, ha proposto altri veicoli dall’immagine sempre più raffinata e sportiva.

Tra questi la Range Rover Sport, una particolare versione più bassa e pensata anche per la doti di guida nell’asfalto, che abbiamo avuto modo di provare nell’edizione più recente, nelle verdi e piovose terre del Galles.

Per rendere più attraente la nuova Range Rover Sport, gli stilisti Land Rover (società che più inglese non si può, ma di proprietà dell’indiana Tata insieme a Jaguar) hanno preso spunto dall’ultima nata della casa, la compatta e conturbante Evoque: linee tese, decise, accattivanti, e frontale e fari con un linguaggio comune, come vere e proprie firme.

All’interno, invece, il punto di riferimento è sempre lei, la Range Rover classica e lussuosa: la forma della plancia e molti comandi interni sono condivisi tra i due modelli, con qualche limite solo nelle finiture interne. Spicca il moderno touch screen del sistema multimediale e di connettività, che controlla anche tutte le telecamere intorno alla carrozzeria, e perfino il sensore di profondità dei guadi, che sfrutta un avanzatissimo sistema radar per superare profondità massime di 85 cm.

Come dire: si può anche attraversare un fiume, con un mezzo lungo 4,85 metri, e dallo spazioso abitacolo a 5 posti, aumentabili fino a 7 con 2 piccoli sedili che, per 1.730 euro, possono spuntare elettricamente dal bagagliaio.

Senza paura per la ruggine, visto che la carrozzeria è interamente in alluminio, con un risparmio di peso, rispetto al modello precedente, fino a 420 kg. E con questo si passa all’altra natura dell’auto: Range Rover, ma anche "Sport". I clienti del modello precedente hanno chiesto più verve per la nuova generazione, e in gran parte sono stati accontentati, con soluzioni per aumentare il piacere di guida.

Intanto, via la precedente scocca in acciaio, a favore del telaio completamente in alluminio. Poi i motori: la vettura provata montava il 3.0 V6 turbodiesel da 249 CV, che è il più piccolo della gamma, ed è anche depotenziato in Italia per non essere soggetto al superbollo.

Niente pomello rotante, ma un più tradizionale cambio automatico ZF ad 8 rapporti, preso in prestito niente meno che dalla Jaguar F-Type. E una guida in curva coinvolgente: sterzo non veloce ma diretto, per una vettura alta, e soprattutto una taratura efficace dell’Active Roll Control per evitare il coricamento dell’auto.

Il Terrain Response 2, sistema automatico per le diverse condizioni di guida, soprattutto in fuoristrada, non permette di selezionare in modo indipendente la capacità di assorbimento delle sospensioni: un limite nella guida sportiva.

Per contro, una notevole spinta sul sedile è garantita dai 600 Nm di coppia massima, ma con un sound che non infastidisce troppo gli occupanti, grazie alla buona insonorizzazione. Il 3.0 è un motore quasi da ammiraglia, e consuma tra i 9 e i 10 l/100 km: più o meno le medie d’uso si attestano sui 10 km/l, e non sono molto condizionate dallo stile di guida.

Anche il prezzo non è da utilitaria: la versione in prova, in consegna da settembre, parte da 67.000 euro, e per avere la top di gamma, quella con il V8 delle Jaguar, si arriva a 102.000 euro.

(a cura di OmniAuto.it)

Fonte: Ufficio Stampa

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