Mini, “circumnavigazione” storica di un mito che conquista. Foto

Tutto nacque mezzo secolo fa dal genio di Alec Issigonis che partì dalla ADO numero 15

La terza generazione della nuova Mini avrà il difficile compito di onorare l’illustre antenata nata nei lontani anni ’50, la Mini Classica.

Il 26 luglio del 1956 il presidente egiziano Gamal Abd el-Nasser si ribellò all’Europa nazionalizzando il Canale di Suez che costrinse i petrolieri arabi a circumnavigare l’Africa per arrivare nel Vecchio Continente, cosa che portò ad un’ascesa del prezzo dei carburanti con effetti sul mercato dell’auto.

La forte richiesta di modelli dai consumi contenuti suggerì la produzione di vetture di piccola cilindrata. Leonard Lord, a capo della British Motor Corporation, incaricò Alec Issigonis di studiare un’auto che dovesse essere piccola, economica e capace di ospitare 4 persone, nasce così la ADO numero 15 con un motore 4 cilindri.

Gli Orange Boxes sono i primi prototipi e rivelano alcuni problemi che Issigonis risolve ruotando il motore di 180 gradi e ponendo l’alimentazione in zona protetta.

La creatura di Alec Issigonis debutta nell’agosto del ’59, in due varianti, l’Austin Seven e la Morris Mini Minor. Due modelli, in realtà, identici se si escludono alcuni particolari, come il disegno del radiatore e dei copriruota o le vernici disponibili.

La futura Mini è accolta con favore dalla stampa specializzata. A sorprendere è la straordinaria agilità, il peso piuma e il piacere di guida.

Malgrado i commenti positivi della stampa, il duo BMC non riesce a conquistare gli automobilisti sia perché ritenuta troppo spartana e scomoda sia perché soffre la concorrenza, come ad esempio, quella della Volkswagen Maggiolino o della la BMW 700.

A dare supporto all’immagine della BMC arriva una politica dei prezzi al ribasso criticata, in particolare, dalla concorrenza.

Ad entrare nella storia sarà la Cooper, creata da John Cooper che realizza un piccola serie con motore di 997 cc, un modello che riscontra subito i favori del pubblico e che nel 1963 è seguito dalla Cooper S.

Grazie alle vittorie sportive le vendite superano il traguardo del milione di esemplari e a questo periodo risalgono diverse novità tecniche che hanno il loro culmine con la seconda serie, la MK II del 1967, e due anni più tardi con la MK III, la Clubman e la 1275 GT.

Negli anni Ottanta la concorrenza e la crisi finanziaria complicano un pò le cose, soprattutto con lo smembramento delle attività nel 1987 che la pone sotto il comando del neonato Gruppo Rover, che porterà al debutto della versione Cabriolet nel 1993.

A rivitalizzare la Mini è l’acquisizione da parte di BMW nel 1994 da cui nasce la seconda generazione progettata da Frank Stephenson, che resiste in listino fino al 2000. Una storia lunga 41 anni durante la quale la Mini è riuscita a rinnovarsi rimanendo sempre fedele a se stessa per diventare un’icona non solo dell’automobilismo.

Fonte: Ufficio Stampa

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