McLaren P1, dove e come nasce la nuova hypercar inglese. Foto

Una giornata a Woking, dove abbiamo visitato la catena di montaggio di quest'auto speciale

Siamo stati nel magico mondo McLaren, lì dove nascono piccoli mostri come la P1, per la precisione a Woking, in Inghilterra. Già dall’ingresso, progettato da Norman Foster, si capisce che quest’azienda ha un qualcosa di fantascientifico: il tetto e le colonne la fanno assomigliare a un disco volante!  All’interno del Technology Center c’è un’esposizione permanente delle McLaren che hanno fatto la storia della Formula 1, insieme alle monoposto del futuro (che non possono essere fotografate) in un’area dove lavorano gli ingegneri del team di F1.

Il Production Center sembra un vero laboratorio di ricerca avanzata, come in un film di 007. In tutto ci sono tre linee di montaggio: sulle prime due vengono assemplate le MP4-12C coupè e Spider e sull’ultima invece, le P1.
Alan Foster, Direttore della Produzione McLaren, spiega che ogni postazione ha un ciclo di lavoro da 75 minuti che lavora 6 auto al giorno.

Anche se le menti del progetto P1 sono inglesi, l’intera auto è un capovolavoro che coinvolge l’Europa: il carbonio viene dall’austriaca Carbontech, il motore inglese Ricardo, la batteria scozzese il cambio della Graziano di Torino. Alan Foster si ferma poi davanti ad un telaio di cui si scorge il colore acceso del tetto. Sarà un modello particolare, sviluppato dalla McLAren Special Operation su richiesta di un cliente che la voleva di colore blu puffo! Su questa linea nasceranno 325 McLaren P1. 300 sono state già vendute ma qualche milionario ne ha comprata più di una. Per la maggio parte sono americani, inglesi, arabi e russi, ma sappiamo che ci sono anche due clienti italiani.

Alla fine vediamo anche una P1 finita, la number one, il primo esemplare venduto, ma non possiamo avvicinarci troppo nè fotografarla. Ci avviciniamo poi a una P1 grigia opaca, utilizzata negli utlimi collaudi e appena rientrata da un test. Frank Stephenson, direttore del Design McLaren e papa’  della P1, ci spiega che per quanto il brief progettuale fosse quello di reinterpretare la mitica McLaren F1, “la P1 è una filosofia completamente diversa, è un’hypercar pensata per spingersi oltre i limiti”.

Accende quindi il V8 biturbo inglese e il sound emoziona davvero. Sembra urlare le sue prestazioni (350 km/h di velocità massima e meno di 3 secondi nello 0-100 km/h), ma allo stesso tempo la P1 è un’auto molto semplice. La carrozzeria è composta solo da quattro pezzi: il cofano anteriore, quello posteriore e le porte e la forma di ogni elemento è funzionale all’aerodinamica che è stata sviluppata in galleria del vento. I fari hanno la forma del logo McLaren, la zona posteriore è un unico grande sfogo da cui esce l’aria che raffredda il motore. 

E poi c’è l’ala retrattile, impressionante per dimensioni e capacità: è in grado di produrre un carico aerodinamico di 600 chilogrammi. Le superfici vetrate sono molto estese per non dare una sensazione di claustrofobia come invece accade in molte supersportive. All’interno intravediamo due pulsanti , uno rosso e uno blu.  Schiacciando il primo si ottiene la massima potenza con l’intervento immediato del motore elettrico che porta la potenza complessiva a 917 CV. Il blu, invece, attiva l’ala mobile posteriore. Vivere questo sogno non ha prezzo se si usa la fantasia, ma per chi volesse ordinarla e comprarla veramente servono 900mila euro.

(a cura di OmniAuto.it)

Fonte: Ufficio Stampa

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