Ford e gli stravaganti prototipi, dalle due ruote all’auto-razzo. Foto

Auto e levitazione magnetica, propulsione atomica e guida senza volante: tutto l'ingegno di Tremulis

Tra gli anni 50 e gli anni 60 la casa automobilistica americana Ford ha attraversato un periodo di grossa fibrillazione dove hanno preso vita alcune concept ed esercizi di stile avvenieristici per i tempi.

Il famoso boom economico ha permesso al produttore di concentrare ingenti risorse per la ricerca tecnica e stilistica, che si è poi tradotta in alcune macchine (a volte stravaganti) di cui oggi vogliamo parlarvi.

Tra le più visionarie si annoverano quelle "partorite" dalla mente dell’eclettico ingegnere Alex Sarantos Tremulis, figlio di immigrati, che proveniva dall’industria aeronautica e aveva già collaborato con alcuni costruttori come Tucker (dove progetta la rivoluzionaria Torpedo in appena sei giorni!).

Con Tremulis nasce La Tosca chiaramente ispirata agli aerei a reazione che stanno diventando celebri proprio in quegli anni.

Anche la X-2000 ( che segue la X-1000) proponee lo stesso concetto e vuole prefigurare le auto che si sarebbero viste negli anni 2000: disegnata con Bill Balla è inflenzata dalle suggestioni dell’emergente cinematografia di fantascienza.

Esasperando l’aerodinamica e apportando più possibile il background aerospaziale nasce la Maxima, una specie di siluro che celebra i 50 anni dal record di velocità (147,05 km/h sul miglio lanciato) ad opera di Herry Ford.

Anche la Gyron non scherza in quanto a stravaganza: una biposto a due ruote in grado di stare in piedi grazie a dei giroscopi ed a due piccole asticelle che la tengono dritta a vettura ferma e si retraggono dopo la partenza.

Un’ulteriore prototipo che marca la passione per il volo dell’ingegnere Tremulis è la Levicar Mach 1, concept monoposto che abbandona le ruote per passare alla levitazione magnetica abbinata a tre reattori: progetto abbandonato presto per i costi di gestione esorbitanti.

Stessi problemi ma con caratteristiche diverse circondano l’aurea della Volante, concept che adotta tre ventilatori orientabili (uno davanti e due dietro l’abitacolo) che permettono al veicolo di sollevarsi in volo. Condizione che è rimasta scritta su carta, e non si è di fatto realizzata.

Si pensa anche ad un’auto a propulsione nucleare sulla scia della conversione della tecnologia bellica implementata in guerra: può sembrare pazzia ma qualche anno prima il settore navale aveva varato il primo sottomarino “spinto” da un solo atomo di uranio.

Con questi presupposti viene presentata al pubblico la Nucleon, una pick-up concept con con un piccolo reattore nucleare nel baule (figlia dell’estro di Jim Powers). Era il lontano 1958 ed ancora non si conoscevano le probematiche delle scorie radioattive, smaltimento rifiuti e i danni derivanti dall’utilizzo della scissione nucleare.  

Con lo stesso concetto viene anche proposta l’auto con autonomia di 8 mila km grazie ad una tecnologia sofisticata che vede l’acqua scaldata dal reattore trasformarsi in vapore ad alta pressione, azionare le turbine e generare quindi la potenza necessaria per muovere l’auto.

Emissioni zero ed assenza di rumore, ma problematiche incredibilmente enormi sotto il fronte sicurezza: un tamponamento avrebbe potuto craeare una perdita radioattiva con conseguenze disastrose.

Tremulis però non molla e propone una delle auto destinate ad entrare nella storia nonostante fosse una concept e non entrò mai in produzione: il suo nome è Seattle-ite XXI e disponeva di propulsore alimentato da un piccolo reattore nucleare posto davanti alle 4 ruote sterzanti.

Dopo anni passati a togliere ruote l’ingegnere ne aggiunge 2 portando il numero a quota 6 ed anticipando una soluzione che si vedrà 20 anni dopo sulla Tyrrell B34 (la monoposto di Formula 1 che correrà a metà degli anni Settanta ottenendo una vittoria al Gran premio di Svezia e arrivando terza nel mondiale del 1976 con Jody Scheckter).

Inoltre la Seattle-ite XXI è dotata di un sistema che permette di fare a meno del volante per sterzare, tetto in vetro con apertura ad ali di gabbiano e trattamento termico, sistema compiuterizzato per visualizzare i dati del motore/condizioni meterologiche/indicazioni stradali, oltre alla possibilità di staccare la parte anteriore dall’auto per sostituirla con un “modulo “ più potente ogni qual volta si voleva un’auto più sportiva. E la cosa più sconvolgente, quasi disarmante,  è che era “solo” il 1962.

(a cura di OmniAuto.it)

Fonte: Ufficio Stampa

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