Emozioni in pista con Citroen: una giornata da ricordare

Carlo Portioli

Carlo Portioli Esperto moto e cultura custom Due ruote sempre in testa

Circuito Tazio Nuvolari, bordo pista. Una delle prime mattine calde di giugno. La tuta ignifuga abbassata sul busto, le maniche legate in vita, maglietta. Pilota che aspetta, si direbbe vedendo da fuori. E questo è. Il pilota sono io e questa è la storia di una bella esperienza. Antefatto: avere le sveglia presto per dover andare in circuito è un sottile, sadico piacere verso il mondo. Un risveglio da rockstar, immagino chi si sveglia ogni mattino sapendo di andare a fare qualcosa che gli dà piacere e provo invidia.

Arrivare al circuito nelle campagne pavesi vuol dire trovarsi su strade sonnacchiose in mezzo a campi di frumento costellati di papaveri. Già questo fa bene all’anima. Una volta arrivati e ben accolti dalle ragazze dell’ufficio stampa PSA, nei box inizia il briefing. La storia di Citroen è una storia di grandi successi nel mondo del motorsport, dalle Dakar ai Rally del campionato mondiale WTCC. Un nome su tutti: Sebastien Loeb.

Citroen dagli anni ’80 sviluppa auto da competizione partendo da city car, dalla Citroen Visa utilizzata nei rally, fino alla C3 Max che in Italia oggi corre il campionato nazionale Turismo e il Campionato Italiano Velocità Montagna. E oggi… Sono qui per noi da provare in pista.

Prima si inizia con un test off-road della C4 Aircross. È una macchina di classe, un SUV che ti aspetti essere più adatto a stare in doppia fila a bloccare i tram che per fare circuiti fuori strada, invece… Invece si tuffa nella melma con gioia e ne esce felice tutta imbrattata di fango. Corre sulla ghiaia e si arrampica su terrapieni con una naturalezza che sembra il suo terreno naturale grazie alla trazione 4X4. Mi ricorda quei cani levrieri con aria snob, che appena le padrone gli tolgono in guinzaglio, si lanciano a rotolarsi nelle cacche con i loro simili. Perché la vera natura alla fine viene fuori.

C3MAX

Finalmente si arriva in pista. Prima un paio di giri sulla Citroen Visa Chrono, un mezzo dei primissimi 80 di derivazione rally, costruito in 400 esemplari. Una signora di una certa età da 100cv. Metto il casco, esco dai box, schiaccio… E la vecchina si mette a ringhiare. Cambia suono appena sale di giri. Girare in pista con questo vecchio gioiellino ricostruito con amore è un divertimento a basso rischio. Verrebbe voglia di non smettere mai tanto è facile e soddisfacente. Fosse per me, dovrebbero buttare i chiodi bucca-gomme per fermarmi, ma devo rientrare: è ora di guidare la C3 Max. Una piccola belva da 1000kg per 300cv, con motore 1600cc turbo e un palmares agonistico di tutto rispetto.

Sono io, con la tuta legata in vita che passeggio nervosamente, sono il pilota che aspetta. Ripenso alla mia carriera automobilistica: patente auto presa a 30 anni (perché i veri biker vanno solo in moto), bocciato alla prova pratica, mia moglie non mi presta la sua perché dice che guido male e parcheggio contro gli alberi (il primo punto non lo condivido, il secondo è abbastanza vero), guido una nonno-auto a gpl e le mie migliori performance sono il numero di parolacce che riesco a dire in tangenziale ovest quando sono bloccato. Ah, quando ho guidato sul vecchio Nurburgring, alla prima curva sono andato dritto. Passeggio nervoso e mi chiedo se avrò fatto bene a nascondere il mio curriculum di automobilista agli amici di Virgilio Motori… Ma ormai è tardi: tocca a me.

Chiudo la tuta, entro facendo una mossa di free-style e mi trovo incastrato nel posto del pilota. Accanto l’istruttore che sento dall’interfono, intorno a me un abitacolo alieno e spartanissimo. Provo a infilare da solo il volante sul piantone, ma al contrario. Sguardi di biasimo… D’altronde quante volte uno deve togliere e rimettere il volante per entrare in macchina? Mi chiudono a fatica le cinture a sei punti perché sotto la tuta ho il cellulare in tasca. Altri sguardi di biasimo. Si parte.

Tra sedile avvolgente, casco, cinture che mi inchiodano, il caldo e il rombo assordante del motore, mi sembra di essere su un F-35... Prime due curve, la sensazione è stupenda: un mezzo diretto, niente nella guida è mediato, reazioni immediate e violente. Semplice nella sua essenza: nata per andare fortissimo. Io provo a guidarla, a fare quello che dice l’istruttore. Meraviglioso il cambio sequenziale al volante, metto le marce che mi dice e do gas quando me lo dice (magari non proprio sempre quando e quanto vorrebbe lui), mi impegno, mi sembra di andare forte. Per farlo sudo, mi concentro, cerco dare tutto. Mi sembra di fare bene e di farlo forte.

Ogni giro capisco qualcosa in più del mezzo e della pista. Quando mi sento che potrei iniziare a prendere confidenza è ora di rientrare. Peccato. Sveglio l’istruttore che nel frattempo era stato sopraffatto dai colpi di sonno della mia nonno-guida e scendo. Sudato, felice, pieno di adrenalina e con addosso ancora quella sensazione di “non-confidenza”. Sei bellissima, sei lontana dal mio mondo di motociclette lente e piene di stile, sei troppa per me.

È stata una splendida esperienza, una giornata di motori e di sensazioni intense che difficilmente si associano all’uso quotidiano dell’automobile. Una giornata che mi riconcilia con le auto… Ma non con la tangenziale ovest.

Carlo Portioli Esperto moto e cultura custom Due ruote sempre in testa Le moto e la musica, mia moglie e gli amici, la birra e le chiacchere ma più di tutto amo cercare di capire. Le mie opinioni sono espresse dall'alto di niente. http://www.proudlyeurozero.com/ https://www.instagram.com/poweranchovy/

MOTORI Emozioni in pista con Citroen: una giornata da ricordare