Decreto Rilancio, niente incentivi rottamazione: mondo dell’auto in allarme

Le associazioni dei produttori lamentano l'assenza di una qualunque tipologia di misure per tentare di rilanciare il settore

Nonostante sia stato uno dei settori più colpiti dalla pandemia e dalla quarantena che ne è conseguita, il settore automotive è anche uno dei meno “presenti” nei vari decreti sinora emanati dal Governo. E chi sperava che qualche sostegno potesse arrivare dal Dl Rilancio, ha visto fortemente deluse le proprie aspettative.

Le associazioni di costruttori automobilistici, infatti, speravano che nella versione finale del Decreto Rilancio fosse inserito un incentivo per il rinnovo del parco automobilistico italiano (tra i più “anziani” in Europa), ma non è arrivato nulla di tutto ciò. Le uniche forme di sostegno, infatti, sono limitate al rifinanziamento dell’Ecobonus per l’acquisto di veicoli a basso impatto ambientale e nulla più. “Abbiamo accolto con sorpresa, delusione e, soprattutto, grande preoccupazione la scelta del Governo, nel Decreto Rilancio, di limitarsi al rifinanziamento del fondo per l’acquisto di autoveicoli a basse emissioni. Si tratta di un intervento poco significativo per un’effettiva ripartenza del settore automotive nel nostro Paese”, affermano le tre principali associazioni dell’industria automobilistica italiana, Anfia, Unrae e Federauto.

Un settore strategico per l’industria italiana, capace di impiegare oltre 250 mila addetti e di generare il 5,6% del PIL del nostro Paese. E, proprio per questo motivo, i rappresentanti del settore non riescono a spiegarsi come mai il Governo li abbia “dimenticati”. E dire che non ci sarebbe stato neanche bisogno di inventarsi chissà quale misura: sarebbe bastato riproporre il modello degli incentivi auto del 1997, che fecero salire le immatricolazioni del 38% rispetto all’anno precedente e, di fatto, furono a costo 0 per le casse dello Stato.

Quell’intervento consentì di rottamare gran parte del parco auto con un’età superiore ai 10 anni di età e di far crescere il PIL dello 0,4%. Una misura che, se riproposta oggi, avrebbe effetti analoghi su uno dei parchi circolanti più vecchi d’Europa, con il 32,5% è ancora costituito da auto ante-Euro 4 e, dato ancor più preoccupante, per il 57% da vetture con oltre 10 anni di anzianità.

A questo, però, si sarebbe dovuta unire anche una revisione della tassazione dei veicoli, così da equiparare il mercato italiano a quello degli altri Paesi europei. Se non vedremo a breve un intervento adeguato, che permetta al settore di recuperare il terreno perso sinora (nei mesi di marzo e aprile le vendite sono calate rispettivamente dell’85% e di oltre il 90%), a rimetterci saranno anche le casse dello Stato. Anfia, Federauto e Unrae prevedono che “in assenza di interventi mirati, una chiusura del mercato auto 2020 con 500.000-600.000 unità in meno rispetto all’anno precedente determinerà un mancato gettito Iva di circa 2,5 miliardi di euro”.

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