Coronavirus, come cambieranno il settore auto e i concessionari

Le analisi di settore mostrano come la crisi legata al COVID-19 potrebbe stravolgere la rete di vendita automobilistica

Il settore automobilistico sta vivendo probabilmente la peggiore crisi della sua storia. Il Coronavirus non ha solo bloccato la produzione negli impianti, ma ha anche costretto alla chiusura i concessionari e forzato milioni di persone a restare chiuse in casa. Così, anche chi aveva in mente di cambiare il veicolo, è di fatto impossibilitato.

Non deve sorprendere, quindi, che nel mese di marzo le nuove immatricolazioni siano calate dell’85% rispetto allo stesso mese del 2019. E, se il lockdown dovesse proseguire per tutto il mese di aprile, non è da escludere che non ci saranno immatricolazioni di nuove auto. O, comunque, i nuovi veicoli venduti saranno nell’ordine di qualche migliaio. Una crisi apparentemente inarrestabile, che potrebbe produrre danni economici (e non solo) difficili anche solamente da immaginare.

A fare i “conti nelle tasche” dei produttori ci ha provato l’UNRAE, l’Unione Nazionale Rappresentanti Autoveicoli Esteri, per bocca del suo presidente Michele Crisci. Secondo l’AD di Volvo Italia si rischia un calo di immatricolazioni del 30%, con “appena” 1,3 milioni di nuovi veicoli venduti nel corso di tutto il 2020. Se la previsione dovesse avverarsi, afferma Crisci, le aziende produttive potrebbero tagliare i loro organici del 20%, con oltre 30 mila posti di lavoro a rischio.

La crisi, inoltre, andrà a rivoluzionare il panorama delle concessionarie. I produttori, probabilmente, faranno la loro parte andando ad allentare la stretta sui venditori più in difficoltà e magari abbassando gli obiettivi di vendita annuali. Mosse che, però, potrebbero non essere sufficienti per tenere a galla i punti vendita più piccoli, i cui margini operativi erano già ristretti prima della crisi e saranno definitivamente “strozzati” in seguito a questo stop forzato.

A uscirne vincitori, invece, potrebbero essere i gruppi più grandi e solidi, che già oggi vantano una fetta preponderante del mercato. Secondo i dati dell’Osservatorio Bilanci di Dekra, i 16 maggiori gruppi di concessionarie del nostro Paese hanno un fatturato medio di nove volte più grande rispetto agli altri 1.400 circa. E, con l’accentuarsi della crisi, questa forbice potrebbe ulteriormente allargarsi. Probabile, infatti, che le attività dei punti vendita più piccoli e con maggiori difficoltà vengano rilevate proprio da questi gruppi, che andranno così ad allargare la loro rete di vendita.

Insomma, la crisi del settore automobilistico generata dall’epidemia di COVID-19 potrebbe stravolgere una volta per tutte la rete di vendita del nostro Paese, accelerando il processo di “accentramento” delle quasi 1.500 concessionarie in Italia nelle mani di pochi gruppi più grandi.

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