Citroen Mehari, storia dell’auto anticonvenzionale che ha fatto il ’68

Vent'anni di carriera per la celebre spiaggina che ancora oggi è rimasta nel cuore di molti nostalgici degli anni '60

Chi non ricorda la Citroen Mehari, l’auto che forse meglio rappresenta il periodo rivoluzionario degli anni ’60? I più grandi l’assoceranno sicuramente a piacevoli ricordi estivi, i più giovani l’avranno forse notata in giro, ancora oggi, in qualche località balneare della costa italiana. Ma forse non tutti conoscono la storia di questa auto fuori dal comune.

La Mehari nasce da un’idea, quasi un gioco, di Roland Paulze d’ d’Ivoy de la Poype, conte francese che conclusa la carriera come pilota di aerei, fonda la S.E.A.B. (Société d’Exploitation ed t’Application des Brevets) per sviluppare un nuovo materiale che aveva intuito essere d’importanza fondamentale per il futuro: la plastica. De la Poype decide di modificare la celebre 2CV Furgonetta applicando sul telaio una carrozzeria di plastica un po’ spartana, senza tetto né portiere. L’idea piace a Pierre Bercot, presidente della Citroen, che nel settembre 1967 decide di approvare la vettura.

La nuova carrozzeria è in ABS (Acrilonitrile Butadiene Stirene), un polimero plastico più duttile del poliestere, leggero e flessibile, in grado di assorbire piccoli urti senza spezzarsi. Il pianale e la meccanica sono quelli della 2CV, il motore è il bicilindrico boxer raffreddato ad aria da 602 cc di appena 33 CV. Pesa solo 525 kg e raggiunge i 100 km/h. I sedili sono due, le porte costituite da un’apertura laterale chiusa con una catena e la struttura metallica che sostiene la capote in tela può essere rimossa. L’auto si chiamerà Mehari come una razza di dromedario allevato dal popolo Tuareg nota per la velocità e la resistenza.

E’ un periodo  storico difficile per la Francia, rallenta la crescita economica, aumentano la disoccupazione e i malumori della gente, iniziano i primi scioperi di studenti e operai che criticano il potere imperialista e l’allora Presidente della Repubblica francese, Charles de Gauelle.

Il debutto della Dyane 6 Mehari suscita scalpore, sia per la presentazione durante le proteste nel Paese, sia per le caratteristiche anticonvenzionali del modello ,ma Il successo della vettura presentata al pubblico al Salone di Parigi, quando le proteste si sono placate, è immediato.

Nel primo anno di produzione (1969) si superano le 10.000 unità. La Mehari costa poco (6.996 franchi francesi) e richiede manutenzione minima. Arrivano ordini anche della Polizia e dell’Esercito francese. Alla fine del 1969 le Mehari adottano un frontale con disegno inedito, arrivano le portiere parzialmente in plastica e la configurazione dell’abitacolo a 4 posti. Nel 1974, si registra il record storico con 13.910 consegne.

Nel 1979 Citroen introduce anche una versione 4×4. Verranno prodotti in totale 144.953 esemplari di Mehari in vent’anni, fino al 30 giugno 1987. Numeri modesti, ma significativi per un’auto anticonvenzionale che a distanza di 45 anni dalla nascita rimane ancora nei cuori di molti.
 

(a cura di OmniAuto.it)

Fonte: Ufficio Stampa

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