Piccole grandi invenzioni: lo specchietto retrovisore

Nel 1911 un pilota risolve in maniera semplice e geniale una situazione… davvero imbarazzante

Soprattutto nel mondo dell’automobile ci sono accessori – che tali non sono più da decenni – che chi guida oggi non può neppure pensare che vi si possa fare a meno. Uno di questi è sicuramente lo specchietto retrovisore. Ebbene, occorre invece sapere che questo elemento non è nato indissolubilmente assieme alla prima vettura messa su strada. Quale che sia la data cui si vuole far risalire il debutto della prima automobile moderna (a piacere nell’ultimo quarto del XIX secolo), si è dovuto attendere il 1911 perché un pilota potesse  capire in autonomia chi lo tallonasse. In verità, soprattutto all’epoca, ben pochi…

Ma facciamo un passo indietro. Come si faceva a meno dello specchietto retrovisore? In un’epoca in cui – dato lo scarso traffico di veicoli di pari velocità – l’emergenza era sicuramente quella di vedere davanti, dribblando ostacoli, pedoni, cavalli… e buche, l’esigenza di vedere dietro sorse per la prima volta con le gare automobilistiche. Senza uno specchietto retrovisore, effettivamente la necessità imprescindibile di capire cosa succedeva alle proprie spalle veniva risolta in maniera davvero triste: si caricava sulla vettura un meccanico alle proprie spalle che raccontava cosa accadeva dietro con gli altri concorrenti…

Non si poteva andare avanti molto così! Ecco allora l’intuizione salvifica (soprattutto per lo spettacolo dell’automobilismo…) del pilota Ray Harroun che nel 1911 si aggiudicò la 500 Miglia di Indianapolis. Proprio sulla vettura con cui si aggiudicò quell’alloro, una Marmon per inciso, applicò uno specchio sul cofano in posizione centrale, in modo da vedere cosa succedeva dietro… e di lasciare ai box il meccanico, e i suoi 80 chili, facendo guadagnare notevole velocità al proprio bolide.

Tecnicamente, lo specchietto retrovisore permette d’impiegare meno tempo per visualizzare gli altri veicoli e di ridurre l’angolo cieco, pur non riuscendo ad annullarlo: in Inghilterra, ad esempio, le statistiche indicano come i mezzi pesanti, che sono quelli maggiormente afflitti dal problema degli angoli ciechi, rappresentano la maggiore fonte d’incidenti, nonostante rappresentino neppure il 4% dei mezzi circolanti. Fa pertanto specie come l’obbligatorietà per le case costruttici di montare questo dispositivo, variamente regolata nei vari Stati, divenne oggetto di una direttiva europea che è stata poi recepita in Italia solo nel 1975 con la legge 707 che introdusse l’obbligo del retrovisore esterno anche per le automobili già circolanti, a partire dal 1 gennaio 1977.

La Marmon del primo specchietto retrovisore

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