Italiani al volante meno scaramantici: venerdì 17 non fa più paura

In Italia il partito dei superstiziosi è in netta diminuzione, resistono però le sacche di scaramanzia che non rinunciano al “non è vero…ma ci credo!”

Italia: un paese di santi, navigatori e… superstiziosi! Almeno questo è il luogo comune che ci vede al top negli acquisti di amuleti e talismani, soprattutto in giornate come venerdì 17, da sempre ritenute apportatrici di incredibili sventure. Una tendenza ancora largamente diffusa come dimostra il recente sondaggio effettuato dal portale di assicurazioni Facile.it che restituisce uno spaccato sociologico molto affascinante.

Secondo i dati raccolti, il 44% degli automobilisti ammette di utilizzare scaramanzie e amuleti per scacciare via qualsiasi manifestazione di sfortuna che possa rovinare il tragitto che si effettua in auto tutti i giorni. La maggioranza degli intervistati invece non si affida a nessuna “protezione”, viaggia in auto sprovvisto dei più elementari talismani che fanno la fortuna, oggettiva, dei rivenditori di oggettistica. Ma attenzione, semmai vi venisse voglia di premunirvi non acquistate per vostra iniziativa alcunché: l’amuleto, per avere davvero effetto deve essere stato regalato, altrimenti i benèfici effetti non verranno sprigionati, parola di chi crede nella scaramanzia.

Il 17 % degli intervistati, numero che non farà piacere ai superstiziosi lettori, non ha difficoltà ad ammettere che alla vista di un gatto nero che attraversa la strada accosta timoroso. Attende, sadicamente, che la sfortuna venga “assorbita” dall’ignaro automobilista che lo precede. C’è anche chi, per stare completamente tranquillo, cambia completamente percorso.

Non sono pochi, inoltre, quelli che hanno dichiarato di lasciare l’auto in garage di venerdì 17, preferendo raggiungere il luogo di lavoro con i mezzi pubblici, altri invece che non possono fare a meno della propria quattro ruote si applicano in riti propiziatori che affondano radici in antiche abitudini, come quella di effettuare un giro completo attorno all’autovettura. E guai se il contachilometri segna lo sfortunatissimo numero: c’è chi preferisce fare un giro dell’isolato in più per cancellare dal cruscotto i segni della cifra funesta.

Abitudini che, in un’era pervasa da scienza e tecnologia, sorprendono e strappano un sorriso e che, sorpresa, non lasciano immuni nemmeno i pragmatici abitanti delle regioni del Nord che non disprezzano di agghindare l’automobile con quadrifogli, dadi, zampe di coniglio. La tendenza però è molto più diffusa nel Sud Italia, dove, assieme ai piccoli talismani, tende a non mancare l’effigie del santo protettore prediletto.

Eppure una spiegazione razionale per la paura del venerdì 17 c’è. Il timore per questo numero affonda radici nell’era romana. Il numero romano XVII (17) anagrammato ricordava la parola “vixi”, che significa “ho vissuto” e quindi “sono morto”, unita poi al venerdì, giorno della morte di Cristo, giorno decisamente nefasto, ha suscitato il timore dei superstiziosi che resiste nei secoli.

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