Hayden e Scarponi, non si può morire così. Ora serve una legge salva ciclisti

Carlo Portioli

Carlo Portioli Esperto moto e cultura custom Due ruote sempre in testa


Tristissimo e con un groppo in gola. Così mi sento, come tutti.

Non c’è molto da dire su questa storia: Hayden è morto per in brutto incidente. In bici. Sulle strade italiane. Questa tragedia, avviene subito dopo la morte di Scarponi e fa pensare. Di più, ci costringe a pensare  cosa voglia dire andare in bici oggi sulle strade italiane.

Il derby ciclisti-automobilisti era già in corso, ma questi due tragici eventi hanno dato fuoco alle ceneri e oggi sui social è in corso una caccia al colpevole. Voi ciclisti non state in fila! Voi automobilisti non avete rispetto e non rispettate le distanze! Senza sapere le cause e la dinamica di nessuno dei due incidenti. Tanto sui social basta darsi la colpa e poi si può tornare serenamente a parlare di altro fino al prossimo morto, eccellente o meno che sia. Io invece penso che, se proprio si deve trovare un’utilità a tutta questa tristezza, la si possa trovare in un approfondimento serio su come rendere le strade un posto più sicuro per i ciclisti.

Tanti anni fa qualcuno inventò i marciapiedi: servono ancora oggi per separare fisicamente due modi di muoversi incompatibili. Costringere i ciclisti a muoversi sulle stesse carreggiate delle auto e dei camion è una disattenzione criminale quanto far camminare i pedoni in mezzo alla strada. Chi va in moto sa quanto sia problematico muoversi tra le auto e quanto, dalle situazioni di pericolo, sia spesso il colpo di gas e la potenza del motore a tirarti fuori. I ciclisti non hanno il motore per uscire dalle situazioni difficili e se ci finiscono ci rimangono. Sono come i pedoni.

E allora perché non si investe seriamente per costruire e tenere separate fisicamente le piste ciclabili? Perché si continua a lasciare che i ciclisti muoiano? È più importante giocare a darsi la colpa sui social oppure impegnarsi per evitare che ci siano altri morti? La bici esiste da oltre un secolo e non è fatta per circolare né sulle strade né sui marciapiedi: se continua a succedere è colpa di tutti noi.

Il resto lo fa l’errore di un attimo, la fatalità che accompagna ogni vita. Il resto è solo tristezza che spero porti almeno a una riflessione su una questione difficile, complessa e importante sulla sicurezza delle strade italiane. “Ninetta mia, morire di maggio ci vuole tanto, troppo coraggio” cantava De André… E il tramonto oggi è dolce e bellissimo. Nessuno dovrebbe morire un giorno così, men che meno un giovane campione come te. Ci mancherai Kentucky Kid.

Hayden e Scarponi, non si può morire così. Ora serve una legge salva ciclisti

Carlo Portioli Esperto moto e cultura custom Due ruote sempre in testa Le moto e la musica, mia moglie e gli amici, la birra e le chiacchere ma più di tutto amo cercare di capire. Le mie opinioni sono espresse dall'alto di niente. http://www.proudlyeurozero.com/ http://www.proudlyeurozero.com/

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