Ferrari: ipotesi di clamoroso addio a Maranello e all’Italia

L'ipotesi ventilata nei documenti depositati presso Sec relativi alla quotazione a Wall Street di azioni del Cavallino

La Ferrari potrebbe dare l’addio a Maranello e all’Italia. Non si tratta di un sospetto senza fondamento ma di parole scritte nero su bianco e presenti nella documentazione depositata presso Sec e relativa alla quotazione in Borsa a Wall Street delle azioni della casa di Maranello attualmente detenute dalla FCA.

Nel documento si elencano i fattori di rischio per gli investitori che volessero acquistare azioni della Ferrari e tra questi c’è anche un possibile addio a Maranello e all’Italia, un teorico addio dovuto, tra le altre possibili ragioni, anche a "agitazioni sindacali", "cambiamenti nella legge e nei regolamenti su esportazioni, fisco, occupazione” e "inflazione salariale".

Come si legge nella nota della Ferrari, "tutti i nostri dipendenti sono rappresentati da sindacati, coperti da contratti collettivi e/o protetti da leggi sui rapporti di lavoro che potrebbero ridurre la nostra capacità di ridurre rapidamente i costi". Di fronte a questa eventualità l’azienda automobilistica potrebbe esser costretta a "cercare luoghi di produzione alternativi, cosa che richiederebbe tempo e ridurrebbe la nostra capacità di produrre abbastanza auto da soddisfare la domanda". 

Dall’altra parte, alcuni comunicati precedenti alla presentazione della documentazione alla SEC, sembrano escludere l’eventualità dell’addio all’Italia. "La separazione di Ferrari da Fca non comporta e non comporterà il cambiamento della residenza fiscale di Ferrari Spa, che continuerà infatti ad avere nazionalità e residenza fiscale italiane e pagherà le tasse sui propri redditi come fanno oggi tutte le società fiscalmente residenti in Italia", si leggeva in un comunicato della FCA.

"L’operazione non comporterà lo spostamento di personale da Ferrari, né ridurrà i livelli di occupazione o le attività attualmente condotte da Ferrari in Italia e non comporterà alcuna riduzione della base imponibile di Ferrari in Italia", concludeva il comunicato. In sostanza, almeno stando a queste parole, la sede fiscale e produttiva di Ferrari Spa dovrebbe dunque restare in Italia.

Intanto, però, le parole contenute nel documento di presentazione a Wall Street hanno  una certa agitazione a Maranello. "Ferrari tutela più gli investitori che i lavoratori, i dividendi più dei diritti – ha dichiarato Cesare Pizzolla, segretario della Fiom di Modena – Mettere sullo stesso piano i disastri naturali come terremoti, incendi, inondazioni, uragani, guerre, attacchi terroristici e pandemie alle agitazioni sindacali e all’aumento delle buste paga dei lavoratori conferma che la visione strategica di Marchionne non è quella di un industriale, ma piuttosto quella di un navigato finanziere".

Più rassicurante, invece, l’analisi della Fim Cisl: "Quelle della Fiom sono preoccupazioni immotivate: tutti, a parte la Fiom, hanno capito che le parole nel documento sono solo delle rassicurazioni per gli investitori, un atto dovuto. Qualsiasi azienda deve dare garanzie al mercato quando affronta un’Ipo", ha dichiarato Claudio Mattiello, segretario generale della Fim Cisl di Modena.

Due quindi le ipotesi, che da una parte le frasi risportate sul documento per la quotazione in Borsa siano semplicemente una sorta di ‘disclaimer’ rivolto agli investitori per elencare tutti i possibili, ancorchè solo teorici, rischi nell’acquisto delle azioni della Ferrari. Dall’altra parte, c’è chi invece ritiene che il destinatario di questa puntualizzazione siano maggiormente i lavoratori, quasi una sorta di ‘velata minaccia’: in caso di scioperi, agitazioni sidacali o richieste di aumenti di salario, la Ferrari potrebbe dire addio a Maranello e all’Italia. Quale di queste due letture sia la più aderente alla realtà, lo dirà solo il tempo.

Ferrari: ipotesi di clamoroso addio a Maranello e all’Italia
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