Dieselgate, scoppia la polemica: Italia e FCA ‘snobbano’ la Germania

FCA non risponde all'invito tedesco di presentarsi a Berlino per chiarimenti

Dopo le accuse provenienti dagli Stati Uniti, c’è aria di tensione tra Italia e Germania in ambito motoristico.

FCA, brand che comprende tra gli altri Fiat, Alfa Romeo e Jeep, avrebbe infatti respinto l’invito del Ministero tedesco dei Trasporti a presentarsi a Berlino per chiarire alcuni risultati emersi nell’indagine decisa dopo il Dieselgate, lo scandalo che ha rischiato di mettere in ginocchio la Volkswagen.

Tutto nasce proprio dalla sopracitata indagine, avviata dopo lo scoppio del Dieselgate per controllare i modelli di altri marchi oltre a quello della casa di Wolfsburg. Tanti modelli dei brand chiamati in causa, compresi Fiat, Jeep e Alfa Romeo, avrebbero rivelato da un lato l’assenza di software specifico per ‘truccare’ consumi ed emissioni come quello usato da Volkawagen, ma, dall’altra parte, avrebbero comunque mostrato valori di emissioni di ossido di azoto “vistosamente alti e tecnicamente non sufficientemente spiegabili” secondo la KBA, la Motorizzazione tedesca.

Così il Ministero dei Trasporti tedesco ha chiesto chiarimenti a FCA, chiarimenti almeno in parte forniti dall’azienda italo-americana. Queste spiegazioni non avrebbero però convinto appieno la controparte tedesca, che avrebbe così deciso di convocare a Berlino i responsabili FCA. La replica italiana è stata però un fermo “no, grazie”, risposta magari non elegantissima ma assolutamente legittima e legale.

In Europa, infatti permane un problema normativo. La legge in merito alle emissioni dei gas nocivi è unica e continentale ma a farla rispettare non è competente né l’UE in sé ma le specifiche autorità del Paese dove viene omologata la macchina. Per intenderci, una Fiat Punto deve rispondere alle autorità competenti per l’omologazione dello stato dove viene prodotta, in questo caso l’Italia, non certo la Germania.

Se così da un lato il Ministro dei trasporti Alexander Dobrindt s’è lamentato notevolmente del comportamento della FCA (“Non è cooperativo ed è totalmente incomprensibile”, ha fatto sapere Dobrindt), dall’altro FCA ha ricevuto il pieno sostegno del ‘collega’ italiano, Graziano Delrio.

“C’è piena e completa disponibilità del costruttore Fca, i cui modelli sono omologati in Italia, nel fornire all’Autorità di omologazione competente una serie di informazioni in merito alle proprie strategie di controllo delle emissioni – ha dichiarato Delrio – Ora però si tratta di avviare un dialogo ufficiale tra le Autorità di omologazione dei due paesi invece di proseguire nell’interlocuzione diretta con il costruttore”

Ovviamente in Germania è subito partita una campagna mediatica per sottolineare il comportamento italiano. Sul “Suddeutsche Zeintung”, uno dei quotidiano più diffusi non solo in Baviera ma in tutto il Paese, hanno subito fatto notare come “l’esempio di FCA potrebbe fare scuola e anche altre case automobilistiche straniere potrebbero opporsi” alle richieste tedesche e come la “FCA non renda un buon servizio al settore dell’auto”. Addirittura, sul media di Monaco si è arrivati ad ‘invitare’ i tedeschi a pensarci bene prima di comprare un’auto del gruppo FCA.

In realtà, e non ne facciamo una questione di ‘nazionalismo da quattro soldi’, la FCA ha finora semplicemente rispettato le normative, con buona pace di chi evidentemente non le conosce o fa finta di non conoscerle. O le vuole scientemente scavalcare.

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