Crolla il consumo di asfalto in Italia: nessuno ripara più le strade

Nel 2016 il consumo di asfalto in Italia è sceso nuovamente al minimo storico: sono stati impiegati solo poco più di 22 milioni di tonnellate per costruire e tenere in salute le nostre strade. Dopo la crescita registrata nel 2015 grazie alla realizzazione di alcune grandi opere, i lavori stradali sono nuovamente ”al palo”, con circa la metà delle necessarie attività di manutenzione non eseguite.

Le buche restano un tema confinato nelle campagne elettorali, mentre per riportare in sicurezza il nostro patrimonio stradale occorrerebbe un piano straordinario di almeno 40 miliardi di euro.

Sono questi i principali elementi che emergono dall’analisi presentata dal Siteb, l’associazione dei costruttori e manutentori delle strade nel corso del convegno apertura di Asphaltica, il Salone europeo dedicato alla filiera dell’asfalto e delle infrastrutture stradali, in corso a Verona fino al 25 febbraio e promosso da Siteb e Veronafiere.

Costruzione e manutenzione di strade sono ferme, con dati dimezzati rispetto a soli 10 anni fa (nel 2006 si consumavano 44 milioni di tonn. di asfalto) e al livello medio di manutenzione necessario per tenere in salute e sicure le nostre strade (40 mln di tonn. di asfalto), una rete lunga quasi 500.000 Km (di cui 7.000 km circa di autostrade e 25.000 gestiti direttamente dall’Anas), il cui valore complessivo (con gallerie, ponti e viadotti) è stimato in 5.000 miliardi di euro.

Nel 2016, prosegue il Siteb, nonostante il sensibile calo del prezzo del petrolio sui mercati mondiali, l’allentamento del patto di stabilità per le pubbliche amministrazioni, l’immissione di denaro da parte della BCE e il rilancio degli investimenti in manutenzione da parte dell’Anas l’economia “stradale” non è ripartita, e l’entrata in vigore del Codice degli Appalti non ha certamente creato un contesto favorevole.

Il continuo rinvio dei lavori necessari e il mancato rifacimento periodico dei superficiali ”tappetini d’usura” ha determinato in diverse parti del Paese spaccature e infiltrazioni d’acqua sulla superficie stradale che hanno compromesso molte arterie sin dalle fondazioni, rendendo oggi necessari costosi lavori straordinari in profondità, non sostituibili da cosiddette “operazioni tappa buche”, destinate a durare solo poche ore.

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