Come l’indipendenza della Catalogna sta destabilizzando le case automobilistiche

Il lavoro di Seat in Catalogna vale l'1% del Pil spagnolo, da Barcellona partono migliaia di vetture costruite a Martorell. L'indipendenza rimette tutto in discussione

Politica ed economia sono fortemente interconnesse e quando un evento epocale come la richiesta d’indipendenza della Catalogna è pronto per realizzarsi le ripercussioni colpiscono anche i mercati, soprattutto delle automobili. La dichiarazione di indipendenza richiesta dalle autorità della Catalogna sta impensierendo non poco la Nissan che ha già dovuto fare i conti con le conseguenze della Brexit, l’uscita dall’Unione Europea del Regno Unito che non ha giovato ai conti della casa automobilistica.

Difficile la situazione anche per Seat, la Società spagnola di automobili da turismo. Se la Catalogna dovesse ottenere l’indipendenza si troverebbe automaticamente fuori anche dall’Unione Europea, una possibilità che farebbe venir meno alcuni dei presupposti che avevano convinto la casa automobilistica ad investire in una regione conveniente e che garantiva l’accesso a importanti agevolazioni.

Nel caso in cui la bandiera giallo rossa della Catalogna dovesse sventolare su Barcellona la Seat avrebbe già preparato un piano per correre ai ripari: una buona parte della produzione si sposterebbe a Pamplona dove il gruppo appartenente alla Volkswagen produce le Polo. Presso la sede di Martorell però, città industriale distante appena 30 chilometri da Barcellona, sono impiegate più di 10.000 persone che contribuiscono alla realizzazione di mezzo milione di unità. Una cifra mastodontica il cui volume d’affari vale almeno l’1% del Pil di tutta la Spagna e il 3 % delle esportazioni. Un enorme mole di denaro che se dovesse subire i contraccolpi della probabile indipendenza potrebbe seriamente minare l’economia di tutta la Spagna.

Intanto varie indiscrezioni suggeriscono che il trasferimento della sede spagnola della Volkswagen da Barcellona a Madrid sia imminente. Un trasferimento che interesserebbe anche il porto di Barcellona attualmente utilizzato da diversi costruttori di autovetture per il trasferimento dei veicoli attraverso il Mediterraneo. Difficile pensare che in caso di indipendenza il molo della capitale, per adesso morale, della Catalogna possa rimanere un punto di riferimento per lo spostamento delle numerose automobili che vengono prodotte sul territorio spagnolo.

La frattura che sta avvenendo tra Spagna e Catalogna, quanto mai dolorosa, potrebbe avere delle conseguenze davvero rivoluzionarie su tutto il comparto automobilistico spagnolo ma anche europeo.

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