Addio libretto per le auto: arriva il documento unico di circolazione

Per le auto non più libretto e certificato di proprietà, ma un documento di circolazione. Il risparmio è di 39 €

Finalmente potrebbe arrivare il documento unico di circolazione per le auto: il condizionale è d’obbligo perché la proposta, che prevede un risparmio di 39 euro a pratica di immatricolazione, era stata già varata mesi fa, previsto dal decreto Madia. I tempi, però, si sono allungati e l’obiettivo iniziale non è stato raggiunto appieno: niente fusione tra Aci e Motorizzazione, ma chi possiede un auto avrà finalmente un unico documento di circolazione.

Addio quindi al libretto di circolazione e al certificato di proprietà come li conosciamo ora: anche se non ci sarà un’agenzia unica a cui fare riferimento, gli automobilisti italiani potranno finalmente usufruire dei vantaggi dei colleghi residenti negli altri Paesi europei.

Il compromesso sembra raggiunto, ma non è ancora detta l’ultima parola: i tempi per approvare definitivamente la proposta sono più che stringati. Il Consiglio dei Ministri deve per forza incontrarsi prima della fine di febbraio, termine previsto per l’approvazione della riforma della Pubblica Amministrazione.

Gli automobilisti incrociano le dita e sperano che vada in porto: al momento per ogni passaggio di proprietà o nuova immatricolazione il costo è di 100 euro, mentre con l’approvazione del documento unico di circolazione il prezzo si abbassa a 61: si pagheranno due bolli anziché quattro. Il risparmio è di 39 euro, meno burocrazia e documenti per chi possiede un veicolo, mentre sarà compito dell’Aci riferirsi alla Motorizzazione per richiedere i dati di circolazione.

Anche per lo stato sarà un risparmio? Assolutamente no, e questo potrebbe far presagire ulteriori ritardi o modifiche alla proposta di riforma: nelle casse italiane, infatti, arriverebbero 50 milioni di euro in meno. Il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan deve necessariamente tenerne conto, in quanto vede alle porte la richiesta proveniente da Bruxelles di una possibile manovra correttiva di 3,4 miliardi. Il buco per il documento unico sarebbe insignificante rispetto alla richiesta dell’Europa, ma Padoan deve fare bene i conti anche perché vuole assolutamente l’accordo.

Di diverso parere Matteo Renzi, che preferirebbe dire no alla Ue: gli avvenimenti in corso riguardo il Partito democratico e il suo futuro, che sarà deciso tra poche ore al congresso del partito, potrebbero veicolare le decisione del governo verso una direzione o l’altra e inficiare le riforme previste.

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