Yamaha MT-09, il lato oscuro del Giappone, la prova. Foto

La naked motard tre cilindri di Iwata ha 115 cavalli e un prezzo d'attacco di soli 7.890 euro

Vento di novità in Casa Yamaha. Vento che spinge molto forte, come il nuovo tre cilindri che la casa di Iwata ha sviluppato come nuova piattaforma per le moto di cilindrata medio/alta dei prossimi anni. Ad uso e consumo di chi pensa che questa sia una novità per Yamaha, e che “l’idea” del tre cilindri sia un’ispirazione ad architetture analoghe utilizzate in Europa, diciamo che si sbaglia di grosso. Yamaha, infatti, a cavallo tra gli anni settanta e ottanta ha avuto in gamma delle moto tre cilindri in linea, architettura che è stata impiegata con successo dalla casa dei Tre Diapason anche nel campo della nautica da diporto e delle motoslitte.

Detto questo, ecco la carta di identità della nuova MT-09: 115 cavalli, per soddisfare gli esperti senza spaventare i neofiti, un peso di 171 kg a secco per avere il massimo dell’agilità, e un prezzo molto aggressivo di 7.890 euro, per invogliare anche chi non ha grandi cifre da spendere.

La MT-09 porta con sé delle novità anche nella comunicazione che la casa giapponese sta dedicando al modello, visto che per la prima volta un costruttore del sol levante ribadisce con forza che questa è una moto giapponese, pensata con i consueti canoni di perfezione dei prodotti orientali, ma anche con l’estro, la fantasia, l’istinto e la creatività del popolo giapponese.

La MT-09 è innovativa anche nella collocazione che cerca sul mercato. Una nuda di cilindrata medio/alta che strizza l’occhio alle motard grazie a sospensioni a escursione maggiorata e alla posizione di guida rialzata. La moto sta già arrivando nelle concessionarie Yamaha dove i prossimi 5 e 6 ottobre gli appassionati potranno già provarla.

Due gli allestimenti: le colorazioni Matt Grey e Race Blu vengono offerte a 7.890 euro e le Deep Armor (nero/violaceo) e Blazing Orange costano 100 euro in più perché hanno anche la fascia longitudinale sul serbatoio, le scritte Yamaha in rilievo, la forcella anodizzata oro e le filettature sui cerchioni. Per tutte bisogna  aggiungere 500 euro se volete l’ABS, una spesa che consigliamo sempre.

Yamaha ha travasato tutta la sua esperienza dei motori quattro cilindri in linea nella realizzazione di questo tricilindrico da 847 cc: il basamento si apre lungo un piano orizzontale e ha il cambio con alberi sovrapposti molto vicini all’albero motore. La fasatura è a 120° e la distribuzione è bialbero in testa con punterie a bicchiere. Il blocco cilindri è inclinato in avanti di 42,5° ed è montato disassato di 5 mm rispetto all’albero motore, per ridurre le spinte laterali sui cilindri e diminuire gli attriti interni.

Alesaggio e corsa sono quelli di un motore prodigo di coppia, quindi 78,0 x 59,1 mm, e l’alimentazione è ad iniezione elettronica multi mappa, senza controllo della trazione. Tre le possibilità di scelta: mappa Standard con erogazione di compromesso tra sportività e comfort, mappa A, più vivace all’apertura del gas e mappa B, più dolce e con più ritardo nell’apertura delle farfalle motorizzate.

La ciclistica è costruita attorno a un nuovo telaio perimetrale in lega leggera ottenuto per pressofusione in due metà, poi unite tramite viti. Le sospensioni sono tradizionali ma hanno escursione leggermente superiore rispetto a una nuda, la forcella ha steli rovesciati da 41 mm con regolazione del precarico e dell’estensione ed escursione di 137 mm.

Il forcellone asimmetrico in lega leggera ha ammortizzatore posto orizzontalmente e azionato attraverso leveraggi progressivi; anche in questo caso sono presenti le regolazioni del precarico e del freno in estensione. I freni sono tipicamente sportivi, con dischi semiflottanti da 298 mm e pinze monoblocco a quattro pistoni e molto belli i cerchi ruota a cinque razze sdoppiate con gommatura standard: 120/70 e 180/55 mm. Tutto il lavoro fatto dagli ingegneri giapponesi si traduce in un peso a secco di soli 171 kg, che diventano 188 in ordine di marcia (o 191 in caso sia presente l’ABS).        

L’ergonomia della MT-09 è adatta ad accogliere piloti di tutte le taglie, la sella è abbastanza bassa, a 815 mm dal suolo ed è molto snella tra le gambe. Il manubrio è più alto e vicino al corpo rispetto a una naked pura e la sua piega è poco accentuata e le estremità sono abbastanza dritte. Le pedane sono leggermente più basse rispetto a una naked, ma comunque arretrate per spingere bene nella guida sportiva. Compattissima ma completa la strumentazione racchiusa in un cruscottino montato decentrato sulla destra.

Il primo feedback che si riceve dalla moto è quello acustico: il suono del tre cilindri in linea è piacevole stando in sella, ma meno coinvolgente rispetto ad altre moto spinte da motori analoghi. Partiamo e subito troviamo una frizione molto morbida e ben modulabile, insieme a una disponibilità di coppia abbastanza sostenuta già dai regimi più bassi. Il tre cilindri di Iwata inizia a spingere quasi subito e, fino a 5.000 giri/min può essere utilizzato con un filo di gas senza accusare nessuna mancanza di coppia.

Nel salire di giri si avverte solo una lieve incertezza proprio a 5.000 giri/min che suggerisce di tenere il motore sempre oltre questa soglia se si vuole trarne il massimo divertimento. Dai cinquemila in su l’erogazione è coinvolgente e aggressiva e non fa affatto desiderare di avere più cavalli a disposizione. Anche sbagliando volutamente rapporto, entrando in curva con una marcia di troppo, il CP3 (come lo hanno definito in Yamaha) tira fuori i newtonmetri che ha disponibili e tira fuori dalle curve moto e pilota senza nessun problema. L’unico neo è costituito dall’effetto on-off un po’ fastidioso al di sotto dei 5.000 giri/min.

La ciclistica della MT-09 è altrettanto convincente: su tratti di strada in pessime condizioni le sospensioni a lunga escursione incassano bene buche e asperità senza tamponare e, quando l’asfalto si fa più liscio e il ritmo cresce, garantiscono alla ciclistica la necessaria stabilità di marcia. Il setting standard è abbastanza soffice, specie al posteriore e, se si vuole cercare un pizzico di sportività in più, è meglio aumentare il precarico dell’ammortizzatore e frenarne il ritorno.

La scelta delle mappature è semplicissima: mappa B per la maggior parte delle situazioni di tutti i giorni, per la guida in coppia e per la città, visto che con questo setting l’erogazione diventa più docile. Mappa Standard quando si vuole andare più spediti ma conservando un po’ di dolcezza nell’erogazione dei cavalli, e mappa A quando si cerca la prestazione pura.

In conclusione, la MT-09 è una moto destinata ad un utente che è già un motociclista e sta cercando una moto che lo soddisfi nella guida come una sportiva, ma che sia anche versatile come una nuda e che, in caso di bisogno possa trasformarsi in una compagna di viaggio equipaggiandola con tutti gli accessori che Yamaha ha pensato per lei.

(a cura di OmniMoto.it)

Fonte: Ufficio Stampa

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