La Vespa è un’opera d’arte. Il Tribunale vieta la copia ai cinesi

Il tribunale di Torino riconosce il gioiellino di casa Piaggio come "opera di disegno industriale". Plagiarne lo stile comporta reato

Giù le mani dalla Vespa. Linee e forme dell’orgoglio di casa Piaggio non si possono copiare. Con una sentenza che ha suscitato non poco clamore, il Tribunale di Torino ha stabilito che lo storico scooter è un’opera di design industriale, da tutelare con le leggi che preservano il diritto d’autore. Una presa di posizione netta e severa scaturita dal tentativo da parte di un’azienda cinese di clonare, letteralmente, il disegno della storica moto che ha segnato intere generazioni. I giudici, chiamati a sentenziare sul delicato argomento, hanno stabilito che il gioiellino di casa Piaggio va preservato da qualsiasi tentativo di plagio, in tutte le sue declinazioni stilistiche, da quelle dei primordi, del 1948, fino ad oggi.

Gli esemplari che hanno accompagnato la vita degli italiani dal dopoguerra fino all’epoca contemporanea non potranno essere copiate da nessuna azienda dalla scarsa inventiva e fantasia. La silhouette della vespa usata da Audrey Hepburn e Gregory Peck in Vacanze Romane o da Nanni Moretti in Caro Diario, rimangono un patrimonio, inestimabile, della Piaggio e di tutta la comunità italiana. La memoria dei veicoli utilizzati in capolavori cinematografici rimarranno per sempre incastonati nelle pieghe del tempo senza abusi di alcun tipo, almeno in Italia, perché in Cina le fabbriche che producono la copia non ha chiuso i battenti.

La sentenza è frutto di una diatriba legale partita dalla Piaggio nei confronti della Zhejiang Zhongneng Industry Group. L’azienda leader nella fabbricazione di scooter cinesi ha riprodotto fin nei minimi dettagli ogni aspetto della Vespa. Curve, sellino, bauletto e la tipica forma bombata del posteriore dello scooter. Un vero smacco per l’azienda di Sestri Ponente che disegnò nel 1946, grazie al genio dell’ingegnere aeronautico Corradino D’Ascanio, la due ruote destinata a diventare oggetto di culto.

Ma l’azienda asiatica non si è lasciata intimidire, anzi. Ha agito a sua volta contro la Piaggio sostenendo che le proprie creazioni non avessero nulla a che fare con le produzioni italiane. Frutto, insomma, di creatività indipendente. Ma i giudici di Torino non hanno assecondato le sterili rimostranze della casa di produzione asiatica. Se il mercato italiano è salvo dalle copie cinesi la preoccupazione rimane comunque alta. In Cina, infatti, la Zhejiang non ha alcuna intenzione di stoppare la produzione della sua copia “Ves“, che dimostra persino nella scelta del nome la scarsa originalità dei produttori cinesi. Un problema di non poco conto che rende molto difficoltoso il cammino dell’azienda italiana nel mercato cinese dove, c’è da scommetterci, assisteremo a un’invasione della due ruote taroccata che riproduce idee ed eccellenze del Made in Italy.

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