Test Triumph gamma Classic 2014, vintage dal sapore tecnologico. Foto

Le inglesi si rinnovano esteticamente e nella meccanica, con piccoli accorgimenti dal sapore vintage

Un segmento motociclistico che ha sapore “vintage” ma può essere riadattato in chiave moderna?  E’ il caso di Triumph che con la gamma Classic da sempre ha creduto in questa filosofia anche quando anni difficili spingevano verso altre direzioni: e con la collezione 2014 torna alla ribalta, portando migliorie ai suoi modelli pronti per affrontare una nuova stagione on the road.

La Bonneville 2014 si arricchisce di nuovi silenziatori con sound cupo e e gustoso, mentre esteticamente sono le rinnovate colorazioni a catturare l’attezione: Phantom Black, Lunar Silver e Crystal White/Sapphire Blue.

La rinomata decal sul serbatoio viene sostituita da un badge a rilievo, particolare che evoca l’origine ‘british’ del costruttore. Nuove finiture per le alette di raffreddamento sono previste per il blocco cilindri e la testata del motore, mentre le tubazioni del radiatore dell’olio sono ora in una verniciatura nero opaco.

Anche la sella utilizza  due diversi tessuti vinilici a contrasto e si arricchisce di un nuovo materiale per l’imbottitura, particolare che garantisce un comfort migliore. Gli stessi accorgimenti sono previsti anche per la sorella T100 2014 che differisce solo per le nuove verniciature a listino nell’accostamento Fusion White/Aurum Gold (con maniglia posteriore cromata e protezione catena di serie) e la “black” con il nero che ricopre carrozzeria e cerchi ruota, mozzi, manubrio, forcella, supporti parafango, specchi retrovisori e maniglione posteriore.

Anche la Thruxton prevede questo allestimento , ma la vera novità per questo modello (oltre al lavoro meccanico identico Bonneville con l’aggiunta paracatena cromato) sono le livree Phantom Black e Brooklands Green, offerte con cupolino in tinta con fascia centrale che si abbina al coprisella coordinato.

Infine la Scrambler, che non si fa mancare gli accorgimenti meccanici delle due sorelle con l’aggiunta del logo Triumph in rilievo sulla parte posteriore della sella, ora con look rinnovato.

Disponibile anch’essa nella varriante “back to black”, sarà disponibile nell concessionarie nel mese di settembre affiancata dall’intera gamma, con prezzi che partono da 8.040 euro per la Bonneville e da 9.550 euro per T100, Thruxton e Scrambler.

La Bonneville è quella che esprime maggiore feeling sportivo, con telaio stretto, piccolo serbatoio, strumentazione ridotta e qualche spia luminosa: il manubrio è dritto e piuttosto ravvicinato, la sella è la più bassa in gamma ed è abbastanza confortevole, e la posizione di guida risulta molto naturale.

La moto è facile ed intuitiva, con un motore fluido anche ai bassi, e regala soddisfazioni grazie ad una guida sveltissima e maneggevolezza assoluta. La T100 ha un manubrio leggermente più alto e piegato verso l’interno, con delle manopole dalla sezione molto più grossa delle altre, e i 5 kg in più dei cerchi diminuiscono l’agilità a guadagno di qualcosa in più come sensazione di stabilità grazie ad un avantreno più pesante e solido.

La moto rimane comunque un punto di riferimento per uno stile più personale e ricercato, confermandosi godibilissima su strada.

La prova della Thruxton evidenzia invece una posizione più scomoda che però risulta la più interessante per gli spostamenti autostradali, dove si apprezza anche un minimo riparo aerodinamico offerto dal cupolino posto davanti alla strumentazione: piegare è facile anche in maniera decisa, ma a limitare l’angolo è la stretta sezione dei pneumatici, mentre il motore da 69 CV non varia eccessivamente dalle prestazioni della Bonneville.

Questo modello, in particolare, fa sentire proiettati in un’epoca diversa soprattutto per via della sua caratterizzazione stilistica e per le specifiche tecniche. Ci si sente davvero un pilota d’altri tempi…I semimanubri donano grande precisione all’avantreno e permettono di disegnare traiettorie millimetriche.

Infine la Scrambler dove il manubrio è decisamente più largo e distante dal pilota, permettendo una maggiore distensione delle braccia che unita alla sella più alta da terra permette di affrontare percorsi con minore fatica, anche se il riparo aerodinamico è quasi nullo.

Affascinante la marmitta laterale, anche se è un’po scomoda per la gamba destra del passeggero che spesso tocca le paratie isolanti.

Gli impianti frenanti di tutti i modelli, dotati di disco singolo all’anteriore e al posteriore, sono piuttosto equivalenti nel funzionamento con una potenza offerta adeguata alle prestazioni e tale da non mettere mai in apprensione, disponendo anche di una buona modulabilità offerta dalle leve.

"No problem" anche per il consumo di carburante, poichè tutte le moto sono sobrie e permettono buone autonomie di marcia. 

(a cura di OmniMoto.it)

 

Fonte: Ufficio Stampa

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