MotoGp: io tifo Rossi ma gioisco per il Dovi

Non devono esistere rivalità di tifo per i piloti di MotoGp ma solo preferire uno di loro e fare da spettatori al grande circo delle corse del MotoGP

Carlo Portioli

Carlo Portioli Esperto moto e cultura custom Due ruote sempre in testa

Questo articolo è stato scritto prima della notizia dell’infortunio di Valentino Rossi del 31 agosto; non conosciamo entità e tempi di recupero, ma di una cosa si può essere certi: che il il desiderio di tornare a correre per vincere sarà il suo alleato più potente, perché ricordiamoci che alle regole della volontà dei piloti si piega tutto, anche la materia di cui sono fatti. Sono esseri speciali, per questo volano. Ti aspettiamo Vale!

“Tic-tic-tic, bla-bla-bla” è il suono della nostra quotidianità. Un rumore costante di sottofondo prodotto da tastiere e schermi su cui ognuno si sente intitolato a picchiettare per esprimere un parere, di solito non richiesto, su qualsiasi argomento. Una colonna sonora che produce in chi ascolta reazioni di distaccato nichilismo e in chi parla un bisogno ossessivo di picchiare sempre più forte sui tasti e sui toni, alla ricerca disperata di un po’ di attenzione. Fino ai latrati scomposti lanciati disperatamente da dietro uno schermo. “TIC-TIC-TIC, BAU! BAU! BAU!”.

Purtroppo il mondo della MotoGP non è esente da questo fenomeno e Valentino Rossi ultimamente ne è al centro. Prima di tutto, in stile anglosassone, dichiaro la mia posizione: sono un tifoso di Valentino da sempre, perché nessuno sportivo mi ha regalato tante emozioni per un periodo altrettanto lungo. Il suo modo di correre è una gioia che mi accompagna da così tanto tempo che faccio fatica a ricordare come era il mondo prima e a immaginare come potrà essere dopo.

Ciò detto, uno dei fenomeni che si è consolidato sui social nelle ultime stagioni di MotoGP è il confronto sempre più acceso tra due fazioni avverse, una favorevole e un’altra contraria a VR46. A prescindere.

Oggi una parte dei fans di Valentino si comportano più da ultras che da tifosi di un pilota di corse, applicando giudizi a-critici e fideistici, denigrando le imprese di chiunque non sia il proprio eroe attraverso improbabili tesi complottiste. Purtroppo è entrato a far parte di questa fazione anche un numero rilevante di giornalisti che hanno scelto di sguazzare nelle acque torbide degli ultras a caccia di qualche click o copia venduta in più, finendo per alimentare la frangia più estrema di un gruppo di tifosi sano, come quello di Valentino.

Dall’altra parte negli ultimi tempi è venuta alla luce una fazione bellicosa che non è composta dai fans di altri piloti, ma da detrattori di VR46. Qui spesso le logiche alla base dei giudizi sono un po’ più raffinate: spesso valorizzano le imprese e la sportività di tutti gli altri piloti, oppure tendono a smascherare la faziosità dei giornalisti-ultras di VR46.

Fin qui tutto bene, salvo poi accorgersi che alla base di tutti gli argomenti ci sia il desiderio di fondo di sminuire una leggenda delle corse, come se tutto quello che Vale ha fatto e sta ancora facendo fosse qualcosa di tutto sommato normale e anzi facilitato, favorito non si sa bene da quale “Bildenberg” della motocicletta composto da Dorna e da altre forze del male che tramano nell’ombra per mantenere lo status quo, perché Valentino Rossi è funzionale al business. Come a voler insinuare un dubbio lungo come tutta la sua carriera stellare, come se poi dietro la visiera ogni 2 domeniche ci fosse qualcun altro e non quel fenomeno di 38 anni che a 320km/h continua a sfidare talentuosi ragazzini con la metà dei suoi anni.

Personalmente credo che Vale, la sua personalità e mediaticità debordante insieme al suo istinto cannibale di vittorie abbiano contribuito ad alimentare le due fazioni. Vale è ormai più ingombrante di quello che normalmente finisce per essere un grande pilota. Vale è diventato come Giove, il Re degli Dei. Nel sistema solare del MotoGP Vale è un astro enorme dai confini gassosi, che a causa della sua massa finisce per attirare a sé amori e rancori di tutti quei corpi che entrano nel suo campo gravitazionale, incluso una buona dose di immondizia.

Dovremmo imparare tutti a sentirci meno importanti, noi e i nostri giudizi. Dovremmo imparare a godere dello spettacolo che tutti questi ragazzi ci regalano ogni volta che scendono in pista, ricordandoci che se non vince il nostro preferito è perché un altro è stato più bravo, forte e spettacolare di lui. Io, tifoso di Valentino, non riesco a non godere quando vedo come guida quel fenomeno di Marquez, oppure a non gioire delle vittorie del Dovi su Ducati o a “mettermi in piedi sul divano” quando vedo l’ultimo giro di Silverstone.

State al vostro posto, non avete il diritto di schierarvi contro nessuno di questi piloti. Siete autorizzati solo a preferire uno di loro e a fare da spettatori al grande circo delle corse del MotoGP, in cui non siete in alcun modo parte attiva. Per accettarlo serve un amore più evoluto rispetto a quello che porta a scegliere una bandiera sotto cui schierarsi per trovarsi un nemico. Il resto è il solito, inutile tic-tic-tic, bla-bla-bla.

Carlo Portioli Esperto moto e cultura custom Due ruote sempre in testa Le moto e la musica, mia moglie e gli amici, la birra e le chiacchere ma più di tutto amo cercare di capire. Le mie opinioni sono espresse dall'alto di niente. http://www.proudlyeurozero.com/ http://www.proudlyeurozero.com/

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