Brivido auto: le cinque più grandi paure dei motociclisti

I centauri svelano le loro più grandi paure "automobilistiche" in una ricerca specializzata

Si sa che tra automobilisti e centauri spesso non corre buon sangue: i primi considerano i secondi delle schegge impazzite sull’asfalto mentre i secondi vedono nelle quattroruote dei nemici che sembrano talvolta non considerare le moto.
 
Di sicuro, spesso negli incidenti hanno la peggio i motociclisti, che hanno così sviluppato una serie di timori verso alcune cattive abitudini dei loro "colleghi" di strada. Secondo una ricerca commissionata dal Centro Studi e Documentazione Direct Line, sono soprattutto cinque i comportamenti degli automobilisti a impaurire maggiormente i centauri.
 
Al primo posto con i 65% delle "preferenze" c’è la svolta improvvisa e non segnalata dell’automezzo, indubbiamente alla fonte di tanti incidenti sulle strade italiane e non. Al secondo posto con il 48% c’è invece il non accorgersi della moto che arriva perché a causa dei temutissimi punti ciechi dell’auto: specie quando le due ruote arrivano in velocità, capita che risultino praticamente "invisibili" all’autista.
 
Altra paura che attanaglia i centuari è vedere le auto stringere pericolosamente la corsia, cosa tutt’altro che rara sia in città che nei percorsi extraurbani, in particolare in quelli "paesaggistici" tanto comprensibilmente apprezzati dai motociclisti.
 
Al quarto posto tra le paure più diffuse tra i centuri c’è la velocità troppo sostenuta di alcune automobili, che sfrecciano incuranti delle due ruote. Al quinto posto di questa speciale classifica c’è infine il non permettere il sorpasso di sicurezza.
 
In generale bisogna però sottolineare come sia diversa la percezione del pericolo da parte delle diverse categorie "generazionali" dei motociclisti: i centauri più preoccupati sembrano essere gli intervistati tra i 45 e i 55 anni, con la metà di questi che dichiara senza dubbi di considerare le auto pericolose per chi è alla guida di un motociclo, mentre i meno impauriti risultano essere i 25-34enni con l’8% del campione che afferma l’esatto contrario dei colleghi più maturi

 

 

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