Sarà davvero elettrica l’auto del futuro? I nodi da sciogliere

Tante le questioni da valutare per capire se il vero futuro dell'auto sarà 'full electric'

Uno degli eventi automobilistici dell’ultimo periodo è stato senza dubbio la presentazione della Tesla Model 3: la nuova vettura dell’azienda di Elon Musk è considerata un passo importante a livello globale per una produzione di ‘massa’ delle auto elettriche, complice finalmente un prezzo – almeno relativamente – più alla portata delle tasche di tutte, partendo da 35mila dollari, che in Italia diventeranno 40-45 mila euro al momento della commercializzazione prevista tra fine 2017 e inizio 2018

In realtà, la nuova Model 3 ha anche dato nuovo vigore al dibattito tra ottimisti e scettici sulle possibilità di un futuro ‘solo elettrico‘ del mondo dell’automobile. I nodi del contendere, in linea di massima, sono legati alla durata, all’autonomia e alla ricarica delle batterie.

Per quanto riguarda il ciclo vitale delle batterie per auto, per grandi linee e considerando una percorrenza media quotidiana non troppo alta, le migliori sul commercio possono garantire 150mila km, una decina di anni di vita, in pratica quella di un’automobile. E almeno per questo punto, dunque, la tecnologia sembra già competitiva, anche se resta in prospettiva la questione dello smaltimento.

Discorso diverso per l’autonomia. La Tesla Model 3, la più avanzata delle auto sotto questo profilo, garantisce un’autonomia di 345 chilometri (aumentabile con l’abilitazione ai Supercharger ) ma resta il top delle elettriche, con le altre migliori che raggiungono a fatica i 200 km.

Altra questione fondamentale è quella della ricarica. Per avere un’idea, le batterie di una Tesla sono ricaricabili sia tramite una normale rete domestica che con il caricatore doppio fornito dalla stessa Tesla o attraverso le colonnine Supercharger che la casa americana vuole diffondere sempre più in Europa: con la prima tipologia si immagazzinano 55 km in un’ora, con la seconda 110 km e con la colonnina si arriva a 540 km in un’ora.

Il problema principale resta quindi proprio quello della diffusione sulla rete stradale dei punti di ricarica e della loro ‘qualità’. Al momento, infatti, sono pochi i distributori dove poter ricaricare le auto ‘full electric’ e ancora meno quelli dove la ricarica sia di tipo ‘rapido’.

Senza una maggior diffusione delle colonnine, in sostanza, è impensabile un reale ‘boom’ delle auto elettriche, anche se non è da escludere che con il cambio dall’auto ‘tradizionale’ ad una verde’ cambino anche le abitudini degli automobilisti. Per intenderci, oggi molte famiglie hanno due macchine e l’ideale sarebbe possedere un’auto per il tragitto urbano (dove peraltro bici e scooter sarebbero un’intrigante alternativa) ed una tradizionale o meglio ancora ibrida per quello extraurbano, dove è più difficile ricaricare l’auto percorrendo grandi distanze.

Il tutto anche perché una maggior richiesta di energia elettrica porta altri due problemi, ovvero la maggiore produzione/distribuzione ed il suo costo. Immaginate una città con 50mila auto elettriche che si ricaricano tutte ogni notte o un ‘esodo’ estivo con colonne di auto che – pur in presenza di colonnine ‘veloci’ – chiedono una mole enorme di elettricità ad una ‘normale’ stazione di servizio. Evidentemente la produzione e la distribuzione devono essere decisamente superiori a quelle attuali, a meno che si affronti il problema con il ‘cambio volante’ della batteria scarica con una già pronta.

Viste queste problematiche, si comprende così lo scetticismo di tanti osservatori, che pensano che il futuro più probabile per la mobilità sia elettrica se legato ad un contesto urbano (per intenderci, facendo un massimo di 50 chilometri al giorno, non si dovrebbe ricaricare l’auto ogni notte) mentre per quello su lunghe distanze la scelta migliore e più concretamente attuabile sia quella dell’ibrido plug-in.

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