Mezzo secolo e quattro terremoti alle spalle: la 500 immortale

In Umbria, una 500 è sopravvissuta indenne a 4 terremoti. La racconta la sua proprietaria, tra orgoglio e commozione


In Umbria, la Valnerina è terra di terremoti. È qui che “vive” un mezzo eroico, una 500 che – da oltre cinquant’anni – fa su e giù per le strade di quel territorio, una zona montuosa che si divide tra le province di Terni, Perugia e Macerata. È come se, piccola e bianca, quella 500 volesse scappare dalla furia dei quattro distruttivi terremoti che, sulla zona, si sono abbattuti. Che sulla sua carrozzeria hanno lasciato il segno. E che l’hanno piegata, sì, ma non sono riusciti a fermarla.

Neppure l’ultimo sisma, quello che ha colpito l’Umbria il 30 ottobre 2016. Si pensava che, questa volta, la mitica 500 con ce l’avrebbe fatta. E invece eccola ancora qua, fiera ed elegante, uscire ancora una volta indenne alla furia della natura. La racconta con orgoglio, quell’automobile, la sua proprietaria, Giuseppina Paoluzzi, insegnante in pensione di Norcia. Lei, così felice di come la sua macchinina l’abbia scampata per ben quattro volte. «La considero più forte del terremoto», ha dichiarato la signora. Che, della sua 500 F, parla con la luce negli occhi. Come se si riferisse a un figlio, o ad un nipote.

Acquistata il 29 settembre 1967 – esattamente mezzo secolo fa -, Giuseppina ha con la sua auto un legame davvero speciale. «Subito dopo la scossa, quando ormai mi ero messa in salvo, il mio primo pensiero è stato per lei», racconta. Parlando di quella 500 come parlerebbe di una persona, a dimostrazione di un effetto che – spesso – può legare un uomo ad un oggetto. E di come, un oggetto, possa anche avere un’anima. Dopo quei terremoti, la signora ha infatti subito pensato a come metterla in sicurezza, quella sua auto-amica. «Le scosse hanno lesionato la nostra casa, ma la tettoia sotto cui stava la macchina non ha subito danni», racconta. Sana e salva, ancora una volta la 500 si è dimostrata una vera forza. E ha regalato un sorriso alla maestra. Che, se quella stessa macchina – dal terremoto – ne fosse uscita distrutta o molto rovinata, avrebbe avuto per sua stessa ammissione una reazione diversa nei confronti del sisma in sé. «È talmente una parte integrante di me, questa macchina, che è come una persona», ha dichiarato. Dopo il sisma del 1979, la 500 – Giuseppina Paoluzzi – la prestò ad una coppia di anziani affinché al suo interno potessero passarci la notte. E non è, questo, l’unico fatto curioso che la vede protagonista. Le cifre della sua targa (11, 90 e 45) permisero alla maestra di vincere – nel 1968 – 1.800 Lire. Rinforzando quel legame d’amicizia ancora un po’ di più.

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