I militari sequestrano 560 pneumatici fuori uso

Denunciate due persone per violazione delle norme ambientali: sequestrati 560 pneumatici fuori uso

Due persone sono state denunciate con l’accusa di gestione illecita di rifiuti speciali. L’illecito è emerso a seguito di un controllo dei militari del Nucleo investigativo di Polizia ambientale dei Carabinieri di Cosenza, l’indagine è stata coordinata dalla Procura della Repubblica. Il ritrovamento in un’area condominiale di via Beato Umile di 560 pneumatici fuori uso, proprio dove abitano numerose famiglie ha fatto scattare le denunce. Gli pneumatici depositati sul suolo in violazione delle norme ambientali previste per tale attività e senza alcun tipo di sistema di sicurezza sono stati posti sotto sequestro. Il gestore e l’amministratore unico di un esercizio commerciale ubicato nelle vicinanza del ritrovamento, sono stati denunciati.

Il riciclo degli pneumatici e la sua relativa industria, rappresentano un’eccellenza tutta italiana nel panorama europeo della circular economy, con uno dei più elevati tassi di riciclo di materia, in linea con quanto prevedono le normative europee.

Gli pneumatici fuori uso, vengono triturati e ridotti in pellet di materie plastiche; nella fase del recupero dei materiali, si separa la componente plastica dai metalli e dai residui tessili. Il processo consente di recuperare la gomma che ridotta in particelle sempre più piccole, si trasforma in polverino, una sabbia molto fine. Questo è quello che avviene agli pneumatici fuori uso riciclabili al 100% (PFu) che possono essere rigenerati e riutilizzati sui veicoli o sottoposti a trattamento di recupero dei materiali.

Secondo alcuni dati raccolti nel 2015, in Italia, ogni anno vengono recuperati quasi 340.000 tonnellate di pneumatici fuori uso, il 45% delle quali viene inviato per il recupero dei materiali che le compongono, si ottiene così il 76,3% di granulato di gomma, il 23,5% di acciaio e lo 0,2% di fibra tessile, il restante 55% viene destinato al recupero energetico, soprattutto presso i cementifici. Una grande fetta del materiale recuperato viene esportato in quanto il mercato nazionale non prevede sufficienti canali di sbocco.

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