Le auto volanti possono realizzare il (pessimo) futuro di Blade Runner

Le auto volanti sono dietro l’angolo, ma secondo un recente studio di Gartner non si tratta di una buona notizia

Chi ha avuto modo di vedere Blade Runner 2049, avrà sicuramente notato il “futuristico” product placement di Peugeot che, stando agli autori dello script del sequel della pellicola di Ridley Scott, in un futuro ipotetico letteralmente dominerebbe il mercato dell’auto volante. A prescindere da quale Casa ci arriverà per prima (ma non sembra Peugeot…), sembra che l’auto volante sia davvero dietro l’angolo. I segnali sono ovunque: prototipi di aero-taxi sono già stati avvistati a Dubai, la Silicon Valley pullula di start up impegnate nello sviluppo di sistemi di guida autonoma e anche in Europa c’è già chi è proiettato su queste tecnologie.

Tuttavia, in uno studio dal titolo “Flying Autonomous Vehicles: The Next Big Thing That Isn’t”, gli analisti Kimberly Harris-Ferrante e Michael Ramsey di Gartner sottolineano come le autorità verosimilmente impediranno a questi veicoli di dare un contributo apprezzabile al futuro del trasporto mondiale. E, secondi i due, sarebbe l’unica speranza per evitare un futuro che davvero assomigli a quello di Blade Runner, in cui le elite svolazzano su una realtà allo sbando e avvolta dallo smog.

La prima preoccupazione nasce dalla propulsione. Molti dei prototipi usano una motorizzazione elettrica. L’ultimo esempio è quello di Volocopter (Daimler), un modello per due passeggeri senza pilota il cui primo viaggio dimostrativo è avvenuto nei cieli di Dubai il 25 settembre scorso. Ma se per queste dimostrazioni sporadiche la propulsione elettrica appare ideale, il peso delle batterie e l’autonomia limitata che offrono rende necessario il passaggio ai combustibili fossili, in caso di uso massivo, con tutto quello che ne consegue.

Un altro elemento è quello del numero di veicoli a cui sarà consentito occupare contemporaneamente i nostri cieli. Se le autorità ultimamente hanno già allargato le maglie per far volare i droni, non è verosimile che ciò accadrà anche per veicoli con passeggeri e pertanto si pensa che gli attuali limiti legati al controllo aereo rimarranno pressoché immutati.

Al di là degli ostacoli logistici, gli analisti Kimberly Harris-Ferrante e Michael Ramsey segnalano anche come una diffusione di massa di veicoli autonomi volanti potrebbe avere un impatto negativo sullo sviluppo delle infrastrutture delle grandi città. Molti dei fondi destinati alle infrastrutture di cui potrebbe godere la cittadinanza, infatti, verrebbero dirottati nella costruzione di aree di atterraggio e nella messa a punto di sistemi avanzati di controllo del traffico aereo. Si amplierebbe così la forbice tra ricchi e poveri.

A oggi almeno 19 aziende, start-up incluse, si stanno dedicando a progettare auto volanti, come la citata Volocopter del gruppo Daimler. Airbus, attraverso il suo polo di ricerca nella Silicon Valley, ha già un servizio di volo-taxi in funzione a San Paolo, in Brasile, e la società intende far volare un modello a volo autonomo entro la fine del 2017. La casa automobilistica cinese Geely, del gruppo Volvo, ha acquistato Terrafugia all’inizio di questa estate, e l’avvio di Kitty Hawk è finanziato dal fondatore di Google Larry Page. Uber e Toyota intendono debuttare in un modo o in un altro in questo settore entro il 2020. Nell’euforia generale, Udacity, un sito educativo on-line fondato da Sebastian Thrun, ha introdotto un corso per insegnare agli studenti le competenze software necessarie per “costruire un sistema di volo per un veicolo di volo autonomo che possa eseguire in modo affidabile missioni complesse in ambienti urbani”.

L’unico “precedente” capace di orientarci sugli impatti di un sistema dominato da auto volanti è l’uso degli elicotteri. Non a caso il primo sistema di volo-taxi è stato sviluppato a San Paolo, come detto, che conta su un parco di oltre 500 elicotteri privati per 193 eliporti. Numeri che crescono ogni giorno proprio grazie a Voom, il sistema di Airbus lanciato a maggio. Del tutto analogo è il servizio Blade operativo sulla East Coast degli USA, anch’esso basato sulla prenotazione dei voli via app. I costi? Circa 200 euro per 10 minuti di volo. Ma, anche se si passasse a veicoli a guida autonoma con il conseguente abbassamento dei prezzi, neppure decine di migliaia di veicoli volanti a guida autonoma potrebbero risolvere le esigenze di mobilità di un territorio da 46 milioni di abitanti come lo Stato di San Paolo. L’1% della popolazione andrebbe ad assorbire le risorse destinate alle infrastrutture del restante 99%.

Ovviamente è anche una questione di sicurezza: gli elicotteri hanno fatto la storia del trasporto delle elite a New York fino a che un incidente nel 1977 sul grattacielo della Pan Am, che ha causato la morte di 5 persone, non ha portato in due anni alla bancarotta della New York Airways che offriva questo servizio. È vero che oggi la Grande Mela vede in funzione ben 8 eliporti ma il dibattito sui rischi del volo degli elicotteri sulla città non si è certo sedato. E quel che vale per gli elicotteri vale evidentemente per qualsiasi altro “oggetto volante”. C’è chi dice che le auto a guida autonoma saranno sicuramente più sicure, e lo stesso forse vale anche per le auto volanti a guida autonoma. Ma per queste ultime ci sono molte meno garanzie, sia perché il loro funzionamento è documentato da un monte-ore di prova enormemente inferiore, sia perché il tema della distanza minima tra veicoli volanti è ancora tutto da vagliare.

Quello che è addirittura un simbolo vivente della tecnologia futuristica, Elon Musk, si è tenuto ben lontano dalla progettazione di auto volanti e anzi ha aperto un dibattito sulla necessità di sviluppare la mobilità urbana attraverso un sistema di tunnel sotterranei. “Ovviamente, mi piacciono le cose che volano”, ha detto Musk in un’intervista su Bloomberg. “Ma è difficile immaginare che le vetture volanti siano una soluzione scalabile“. Le difficoltà elencate da Musk sono state molte, in particolare quelle legate all’energia che questi veicoli devono sprigionare per restare in aria che comportano grandi spostamenti d’aria verso terra, dove ci sono i pedoni. Non solo, ma in caso di vuoti d’aria, o di una cattiva manutenzione dei veicoli, il rischio che dai cieli comincino a cadere ogni giorni centinaia di potenziali “proiettili” diventerebbe concreto.

Insomma, oggi che l’auto volante ancora non è ancora decollata, i suoi problemi già si fanno sentire. Non esattamente un inizio incoraggiante.

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