Fiat Panda 4×4, l’arrampicatrice. Foto-confronto tra ieri e oggi

Una cult car della montagna. L'ultima Panda tutta terreni accanto all'antenata di 30 anni fa

Qualcuno diceva, senza alcun timore di sbagliare, che solo lei riusciva ad arrivare dove blasonate fuoristrada si fermavano. La Fiat Panda 4×4, nata nel 1983, partiva svantaggiata, sulla carta. Era un’utilitaria, e aveva un motore di piccola cilindrata, il 965 ad aste e bilancieri derivato da quello della A112, a sua volta "figlio" di quello della storica Fiat 600.

Un motore piccolo, ma molto affidabile, e favorito da un corpo vettura leggero e robusto, e da una trazione integrale inseribile con una leva, senza ridotte ma con prima corta, realizzata dagli specialisti austriaci della Steyr-Puch, già autori della Mercedes Classe G. Questo significava riuscire a trarsi di impaccio dalle situazioni più imbarazzanti, grazie anche alla maggiore altezza da terra, alle ruote strette e alte, alle dimensioni compatte del corpo vettura.

Piccola fuori e grande dentro: il progetto della prima Panda era figlio della matita di Giorgetto Giugiaro che, contro una certa tradizione, aveva impostato per la prima volta un’auto italiana di serie con carrozzeria alta e squadrata, puntando alla semplicità costruttiva, all’economia d’uso e di riparazione, alla praticità e funzionalità dell’abitacolo. Il sedile posteriore era configurabile come un’amaca, o totalmente rimovibile, per un vano di carico regolarissimo fino a 1000 litri.

Spartana e priva di fronzoli, diventò una cult car della montagna, adottando negli anni motori più potenti fino al 1100 da 54 CV. Oggi l’eredità del primo "pandino" è affidata alla terza generazione, dopo quella intermedia disegnata in Bertone.

Le linee dell’attuale Panda 4×4, sviluppate all’interno del Centro Stile Fiat, si fanno più moderne e arrotondate, con vezzi stilistici anche nei dettagli, che accentuano la natura di piccola off-road ma senza rinunciare ad una certa eleganza: una specie di mini-SUV top di gamma, derivato dal modello più venduto in Italia.

All’esterno spiccano le ruote in lega, le barre sul tetto, le protezioni inferiori, utili ma anche integrate nel design complessivo. Anche gli interni rinunciano al vecchio "marsupio" per fare posto ad una plancia importante, ma con un abitacolo sempre ben sfruttabile, grazie alle forme a "cubo arrotondato" che permettono di utilizzare bene lo spazio, e caricare grandi oggetti a sedili abbattuti.

Ora la trazione integrale è permanente e gestita dall’elettronica, e i motori sono il bicilindrico da 85 CV o il diesel da 75. E la piccola Panda continua ad essere un riferimento nel suo genere.

(a cura di OmniAuto.it)

Fonte: Ufficio Stampa

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