Bollo auto 2017: cosa si rischia a non pagarlo

Brutte notizie per chi non paga il bollo auto: oltre alle sanzioni fiscali, si rischia anche il fermo amministrativo. Di conseguenza, se il proprietario del veicolo non versa subito l’importo per cui è moroso o non ne chiede la dilazione, non può neanche circolare. Inoltre, ricorda il portale ‘laleggepertutti.it’, in caso di mancato pagamento del bollo auto per oltre tre anni di seguito si rischia anche la radiazione dal Pra del veicolo.

La radiazione dell’auto dal Pubblico registro automobilistico è sicuramente la sanzione più grave per chi non paga il bollo auto.

Se il pagamento del bollo auto non interviene in questi termini, la regione deve inviare un avviso di pagamento entro massimo tre anni (decorrenti dall’1 gennaio dell’anno successivo a quello in cui doveva avvenire il versamento).

Scaduto tale termine, il bollo auto cade in prescrizione e nulla è più dovuto.

Se interviene tale richiesta di pagamento, la somma viene iscritta a ruolo e comunicata all’Agente della riscossione (Equitalia o, dall’1 luglio 2017, l’Agenzia delle Entrate-Riscossione). Quest’ultimo deve notificare la cartella esattoriale entro massimo due anni, altrimenti si verifica la decadenza del bollo auto e, anche in questa ipotesi, nulla è più dovuto dal contribuente.

Una volta notificata la cartella di pagamento, è necessario che l’Agente della riscossione notifichi un pignoramento o un sollecito di pagamento entro altri 3 anni (anche questi a decorrere dall’1 gennaio dell’anno successivo), altrimenti si forma la prescrizione. La prescrizione di tre anni del bollo auto è uguale in tutte le regioni, non potendo queste regolamentare in modo diverso l’imposta, tantomeno i termini di pagamento, di prescrizione o di decadenza.

Se dopo 60 giorni dalla notifica della cartella di pagamento il contribuente non paga, possono scattare una serie di conseguenze.

FERMO AMMINISTRATIVO –Innanzitutto, la più frequente è il blocco auto o anche detto fermo amministrativo (o ancora ganasce fiscali). Esso comporta il divieto di circolazione: diversamente si compie reato. Prima del fermo è dovuto un preavviso di 30 giorni prima durante i quali l’automobilista può dimostrare all’Agente della riscossione di essere un professionista o un imprenditore e che l’auto gli serve per il lavoro: in tal caso il fermo non può essere apposto. Inviato il preavviso, l’Agente della riscossione può apporre il fermo direttamente, senza ulteriori comunicazioni.

Durante il fermo non si può circolare, ma non è dovuto il pagamento del bollo auto. Se però la macchina viene parcheggiata su una strada pubblica e non in un garage bisogna regolarizzare l’assicurazione. L’auto con il fermo si può vendere, ma il nuovo titolare l’acquista con tutto il fermo. Si può tornare a circolare se si chiede una dilazione di pagamento della cartella esattoriale. In tal caso, dimostrando il versamento della prima rata all’esattore, questo rilascia una quietanza che va comunicata al Pra il quale dispone la sospensione del fermo. La definitiva cancellazione del blocco auto avverrà solo a rateazione ultimata.

RADIAZIONE – La seconda conseguenza del mancato pagamento della cartella esattoriale per bollo auto è la radiazione dal Pra. Anche in questo caso, chi non paga il bollo auto rischia di non poter più circolare con la propria macchina.

PIGNORAMENTO – La terza conseguenza del mancato pagamento della cartella esattoriale per bollo auto è il pignoramento. Il contribuente rischia il blocco del conto corrente, della pensione o dello stipendio. È impossibile l’ipoteca della casa (che scatta solo per debiti da 20mila euro in su) o, a maggior ragione, il pignoramento della casa stessa (che scatta solo per debiti da 120mila euro in su).

Il pignoramento del conto corrente è possibile su tutte le somme ivi depositate. Se però si tratta di un conto su cui viene accreditato lo stipendio di lavoro dipendente o la pensione, il pignoramento del conto scatta solo sulle somme superiori al triplo dell’assegno sociale (1.344,32 euro) e, per i successivi accrediti dello stipendio o della pensione, fino a massimo un quinto degli stessi. Il pignoramento dello stipendio dal datore di lavoro è possibile solo entro massimo un quinto., mentre quello della pensione.

In collaborazione con: adnkronos.com

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