La storia della Fiat 600 del 1955: l’auto del boom economico

La Fiat 600, auto simbolo della ripresa economica degli anni '60: un gioiellino tutto italiano di cui ripercorriamo la storia, lunga ben quindici anni, e la leggenda

Subito dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, l’Italia doveva ripartire in tutti i sensi.

Una Fiat del 600 del 1955
Erano anni difficili, di faticosa ricostruzione, eppure con tanti sacrifici e il duro lavoro degli italiani, il nostro Paese fu in grado di riprendersi.Così, tra Carosello e “Lascia o Raddoppia”, l’Italia conobbe anche la sua prima utilitaria, la Fiat 600 realizzata da un progetto di Dante Giacosa.
L’ auto puntava a svecchiare i canoni ormai antiquati della prima vettura della casa torinese , quella “Topolino” che aveva caratterizzato gli Anni ’30 e che doveva necessariamente essere sostituita.

Si pensò quindi a un’auto in grado di motorizzare gli italiani per quelle che erano le loro reali possibilità e al contempo che risultasse confortevole e sicura.
Il motore, un quattro cilindri da 633 cm cubici e 21,5 CV, era inserito nella parte posteriore dell’automobile, che presentava una velocità massima di 90 km/h anche grazie alle quattro marce disponibili. Altre caratteristiche che la rendevano “moderna” per quegli anni erano i vetri scorrevoli e gli indicatori di direzione posti sui parafanghi. Il costo era di 590.000 lire.
La 600 fu un successo incredibile, tanto da indurre la Fiat a produrne svariati modelli nel corso della sua storia, che accompagnò tutto il periodo del Boom Economico tra il 1955 e il 1969.

Nel mondo furono vendute quasi 5 milioni di unità, con 2,7 di queste solo nel nostro Paese. L’utilitaria venne presentata il 9 marzo del 1955 al Salone di Ginevra, ma nel corso della sua grande storia, subì diversi restyling: il motore, dapprima raffreddato ad aria, venne modificato e si passò al raffreddamento ad acqua. Vennero installati i vetri discendenti e l’auto, grazie al nuovo carburatore, potè disporre di mezzo cv in più. Nel 1958, debuttò il carburatore 26 IM, che permise alla 600 di aumentare la sua potenza massima di 3 CV (passando dunque da 21,5 a 24,5) e portare la velocità massima ai tanto sospirati 100 km/h.
Due anni dopo fu la volta della cilindrata, che da 633 passò a 767 cm cubici: la 600 venne trasformata in 600D, con un motore rinnovato di 29 CV che permetteva la velocità massima di 110 km/h. Altre modifiche riguardarono i deflettori nei finestrini anteriori e l’avviamento con la chiave invece che con la levetta.

Nel 1965, l’ultimo restyling portò a un ingrandimento dei fanali anteriori, che le conferirono il soprannome di “Fanalona“.
Insomma, la 600 non fu solamente l’utilitaria del Boom Economico, ma anche un vero e proprio simbolo dell’Italia, che si lasciava alle spalle gli orrori della guerra e decideva di ripartire, di guardare con fiducia al futuro.
La piccola utilitaria sarebbe rimasta per 15 anni in produzione, ma ancora oggi vive nel cuore di tutti gli italiani.

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