DS e i fari che girano: un’invenzione che fece epoca

Correva l'anno 1967, quando un giovane ma promettente dipendente della Citroen, Paul Magès, rivoluzionò il panorama automobilistico con l'invenzione dei fari orientabili

I fari orientabili, anche definiti adattivi, hanno la particolarità di essere direttamente collegati alla barra antirollio e alla scatola guida, così che i fasci luminosi si orientino seguendo la rotazione del volante illuminando dove serve. Questo tipo di illuminazione rende la marcia, sia notturna che giornaliera, più sicura e agevole e favorisce la visibilità dell’automobile.

Si narra che quando Paul Magès mostrò il suo progetto a una famosa azienda di fanali per macchine, i tecnici di quest’ultima rimasero stupiti dalla rapidità con cui i fari della sua Citroen DS 21 rispondevano ai comandi del volante e chiesero spiegazioni al giovane progettista. La risposta li lasciò a bocca aperta.

Magès disse loro che il suo progetto, a differenza del loro, non si basava su complessi sistemi elettronici, ma al contrario, ricercava la semplicità. Egli aveva infatti creato un sistema meccanico di quattro corde di pianoforte, che collegassero fari e proiettori alla barra antirollio e alla scatola sterzo.

La semplicità di questo progetto, che potrebbe anche apparire rudimentale, in realtà permetteva un più diretto e veloce passaggio di comandi tra volante e fari anabbaglianti e quindi anche una guida più sicura.

Ovviamente con il passare del tempo anche il sistema di Paul Magès si è andato evolvendo e sul mercato automobilistico sono comparsi progetti più elaborati (es. funzione cornering e gestione dei singoli led). Ma a 50 anni di distanza l’idea dei fanali autodirezionali è ancora un elemento chiave nella produzione di veicoli e nella sicurezza stradale.

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