Citroen DS, l’auto che ha salvato De Gaulle

Compie 60 anni, è entrata nell'immaginario comune per le sue linee uniche, ma ha segnato un'epoca per la sua superiorità tecnica

Compie 60 anni, è entrata nell’immaginario comune per le sue linee uniche, ma ha segnato un’epoca per la sua superiorità tecnica. E la pubblicità migliore se l’è fatta da sola. La Citroen DS (Deesse, dea in francese) è stata presentata nel 1955, e a quel tempo era un’auto a dir poco avveniristica.

Tra le principali innovazioni c’erano le sospensioni idropneumatiche. In poche parole, una sfera per ruota, riempite per metà di olio e metà di azoto. In caso di forte pressione o di fondo stradale sconnesso, l’olio andava a comprimere l’azoto, determinando così la maggiore morbidezza degli ammortizzatori.

Ma la caratteristica più interessante era che l’auto si livellava da sola, e poteva rimanere in posizione anche con due ruote fuori uso. Proprio il caso del 22 agosto 1962, quando il presidente francese Charles De Gualle si stava recando all’aerporto di Villacoublay su una DS 19.

Arrivati alla località di Petit Clamart, vicino a Parigi, De Gualle e il suo autista si sono trovati davanti un commando terroristico dell’Oas, che ha sparato un centinaio di colpi con armi automatiche, bucando due ruote. L’autista, però, ha sfruttato la meccanica della DS, e utilizzando l’apposito comando ha stabilizzato le sospensioni idropneumatiche, che hanno riportato la macchina in assetto, permettendo loro di scappare.

Il giorno dopo, in tutta Europa i giornali titolavano “La Citroen ha salvato De Gualle”. La migliore pubblicità di sempre per una macchina, che forse non ne aveva poi molto bisogno.

Nella sua carriera, la DS è stata venduta in oltre mezzo milione di unità (non poche per un’auto di fascia alta) e ha rappresentato l’apice del design automobilistico francese.

Uno stile che però parla anche un po’ italiana, perché il design è nato dalla matita di Flaminio Bertoni, che con lo “squalo” ha sconvolto il pubblico negli anni ’50. E creato un modello così iconico che a distanza di 60 anni viene riconosciuto da tutti, anche da chi è completamente a digiuno di auto.

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